Metropolitane: il Governo taglia i fondi al trasporto pubblico e finanzia le auto
Il prezzo della benzina cala di cinque centesimi. Quello del gasolio di dieci. Una misura che il Governo ha rivendicato come intervento a sostegno di famiglie e imprese, resa possibile dal Decreto-Legge n. 89 del 22 maggio 2026. Peccato che, per trovare le coperture, si sia deciso di andare a prendere soldi praticamente ovunque e indistintamente, anche dal Fondo Unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa.
Parliamo di 145 milioni di euro sottratti al trasporto pubblico: 65 milioni nel 2026 e altri 80 nel 2027.
E già questo dovrebbe bastare a far discutere. Perché finanziare benzina e gasolio tagliando il trasporto pubblico significa continuare ad alimentare esattamente il problema che si dovrebbe risolvere. Se le città restano dipendenti dall’automobile privata, resteranno inevitabilmente dipendenti anche dai carburanti fossili e dai mercati internazionali che li producono. È un cane che si morde la coda: si riduce il costo dell’auto oggi, ma si indebolisce l’alternativa che potrebbe renderla meno necessaria domani.
Il punto più grave, forse, non è neanche questo il taglio in sé. È il metodo con cui è stato fatto.
Il Fondo Unico, istituito dal DL 95/2025, prevedeva infatti un meccanismo preciso per il recupero delle risorse non impegnate. Un meccanismo che, almeno sulla carta, aveva una logica di trasparenza e gradualità. Se un ente non perfezionava entro il 31 dicembre 2025 un’obbligazione giuridicamente vincolante, le somme sarebbero confluite in una sezione speciale del fondo. Solo successivamente il MEF avrebbe potuto avviare le operazioni contabili per liberarle, con verifiche del MIT e con la possibilità di definanziamenti strutturali a partire dal 2027.
Insomma: un percorso codificato, con controlli, scadenze e soprattutto con la possibilità di capire quali opere fossero effettivamente in ritardo e perché.
Qui invece no.
Il taglio alla fine è arrivato direttamente per legge, senza il percorso ordinario previsto dal Fondo Unico, senza alcuna indicazione chiara sulle opere coinvolte: un semplice disimpegno generalizzato disposto dal legislatore.
Ed è qui che nasce il problema politico e amministrativo più serio, ovvero che nessuno sa davvero quali interventi abbiano perso copertura finanziaria. Il Fondo Unico finanzia opere strategiche in tutta Italia: metropolitane, metrotranvie e sistemi di trasporto rapido di massa a Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Brescia, Palermo. Sottrarre 145 milioni senza indicare esplicitamente da dove vengano presi significa lasciare amministrazioni locali, progettisti e cittadini in una zona grigia.
Quale cantiere rallenterà?
Quale amministrazione dovrà trovare risorse alternative?
Quale convenzione MIT-ente locale rischia di restare senza copertura?
Domande che oggi non hanno risposta. E Roma, inevitabilmente, deve guardare a questa vicenda con particolare preoccupazione.
La Linea C ha subito tra il 2025 e il 2026 definanziamenti per oltre 475 milioni di euro: prima i 425 milioni della manovra 2025, poi i 50 milioni sottratti con la legge di bilancio 2026, sanati solamente a posteriori con l’intervento parlamentare e, addirittura, della Regione Lazio. Dentro il fondo tagliato, oltre alla linea C e altre opere romane, c’è anche la Termini-Tor Vergata, la linea G, l’unica davvero esposta a causa della mancanza di un’obbligazione giuridicamente vincolante.
Il punto è che ormai sembra essersi consolidato un vero e proprio vizio di metodo.
Da mesi il Governo procede con recuperi forzati delle risorse non impegnate, applicando una logica quasi automatica: ciò che non è stato formalmente impegnato entro una certa data può essere ripreso e riallocato altrove. In teoria, il principio potrebbe anche avere una sua razionalità. In pratica, però, rischia di diventare devastante quando viene applicato indistintamente a opere infrastrutturali complesse.
Perché un’infrastruttura non è una fornitura di cancelleria.
Le grandi opere di trasporto rapido di massa richiedono anni di progettazione, verifiche archeologiche, approvazioni ambientali, conferenze dei servizi, aggiornamenti economici e procedure autorizzative spesso lunghissime. Applicare rigidamente la logica del “non hai impegnato entro la data, ti tolgo i soldi” significa colpire proprio le città che stanno tentando di investire di più nella mobilità sostenibile.
Peggio ancora se questo avviene senza neppure il livello minimo di trasparenza previsto dalle norme originarie del fondo. Ed è per questo che oggi il Governo dovrebbe chiarire immediatamente alcuni punti fondamentali.
Quali opere sono state concretamente definanziate da questo taglio da 145 milioni?
Il definanziamento deriva davvero dal mancato perfezionamento delle obbligazioni previste dal DL 95/2025 oppure si tratta semplicemente di una scelta di bilancio fatta per reperire rapidamente risorse?
Esiste un piano di rifinanziamento futuro oppure siamo davanti a una riduzione strutturale?
Roma è stata coinvolta? E in quale misura?
Speriamo comunque che, in sede parlamentare, ancora una volta, si riesca a sanare questa assurdità.
qualsiasi cosa danneggi l’ampliamento delle metropolitane a Roma è un atto contro tutti i cittadini romani , che hanno diritto di muoversi agevolmente come in tutte le capitali europee , Parigi Londra Madrid , ecc la nostra rete è un quarto di quella che sarebbe appena necessaria , simo figli di un Dio minore evidentemente , sottosviluppati
Verissimo !! Pensa un po’ che Rodimento di..” l’ aver dovuto approfittare della Vicenda Covid 19 dal Pre Pandemia al successivo Lockdown del 2020 e poi Vaccinazioni col ricatto morale, cui anch’ Io ho dovuto sottostare vaccinandomi conAstrazeneca ( x fortuna mi e’ andata di lusso, ultra bene ) x poter avere Green Pass x poter continuare a lavorare. In quest Emergenza Covid finalmente si ” buttarono! Facciamo proseguire lo scavo dei Tunnel con Tbm da Via dei Fori Imperiali a Piazza Venezia. Poi nel 2021, approfittando dell’ inizio vaccinazioni di massa x poi avere ” Green Pass ” venne presentato al Mit , 10 years later, il Progetto definitivo x Stazione Venezia Metro C, prolungamento post Colosseo. Poi il resto e’ Storia ‘ 22 Giugno 2023 iniziarono i lavori ed ora, con 20 anni di ritardo ‘ inizio lavori Tratta T2 Venezia Mazzini ( Chiesa Nuova, Piazza Pia Castel S.Angelo Ottaviamo MC/ MA & Mazzini. Io ho 56 anni nel 2034 quando forse aprira’ al pubblico servizio la nuova Archeostazione di Piazza Venezia avro’ 64 anni ” saro’ ormai vecchio.
Sicuramente nelle città che hai citato non ci saranno tremila comitati di quartiere “amici della mobilità” contrari a muovere una pietra.
E i politici per le poltrone non fanno ciò che serve, ma assecondano la volontà popolare.
Ieri per il Giro d’Italia chiuse le fermate al Colosseo e Circo Massimo della linea B. Con chi doveva scambiare per prendere la linea C colto impreparato, costretto a scendere a Piramide o a Cavour e raggiungere San Giovanni con altri mezzi.
Che tempo fa il Comitato aveva scritto che con l’apertura della linea C a Colosseo non sarebbe stato più necessario chiudere la fermata in caso di eventi per ragioni di sicurezza. Nutrii forti dubbi su questa considerazione tacqui per umiltà. Avevo il forte sospetto che le vecchie abitudini non sarebbero state scalfite. Ieri ne ho avuto conferma
Crisi petrolifera 1979, il sindaco Petroselli rende i mezzi pubblici di Roma GRATIS per incoraggiarne l’uso a discapito della macchina. Differente visione…