Metro C, tra polemiche e realtà: la città ha già scelto
L’avvio dei cantieri della tratta centrale della Metro C ha inevitabilmente sollevato qualche polemica. C’è chi si lamenta delle alberature, chi dei parcheggi, chi semplicemente della vista del cantiere sotto casa.
I lavori possono portare disagi, è evidente. Soprattutto nelle fasi iniziali, quando l’impatto sulle abitudini è più forte. Ma si tratta di disagi puntuali, fisiologici, che vanno gestiti e che, superati i primi giorni, vengono riassorbiti in una nuova quotidianità. È sempre stato così, in tutte le città che hanno costruito infrastrutture e anche a Roma.
La vera novità è un’altra.
Chi si è occupato di trasporti a Roma tra il 2010 e il 2020 (gli anni che vanno dalla sospensione della gara della Linea D alla messa in liquidazione di Roma Metropolitane) si rende conto nitidamente che il clima è profondamente cambiato. All’epoca le polemiche non riguardavano solo i disagi dei cantieri: esisteva un vero e proprio movimento di opinione contrario alla metropolitana. Erano gli ultimi strascichi di una visione politica che ha segnato Roma per tutto il Novecento.
Il centro storico e la città consolidata che vediamo oggi, progressivamente depopolati e sempre più esposti alla pressione del turismo di massa, non sono il frutto del caso. Sono il risultato di scelte precise. A partire dal Piano Regolatore Generale del 1962, e per decenni a seguire, l’Amministrazione ha perseguito una strategia che puntava a ridurre le funzioni urbane nel centro e nelle aree limitrofe. Nella Relazione Tecnica del PRG, questa impostazione è esplicitamente collegata anche alla scelta di non realizzare una metropolitana lungo Corso Vittorio Emanuele II e nei quartieri circostanti.
Non è un’interpretazione: è scritto nero su bianco.
Privare il centro storico delle sue funzioni abitative e produttive significa, semplicemente, svuotarlo. E la mancata costruzione di una rete metropolitana capillare è la vera “arma” di questo processo. Oggi, però, qualcosa è cambiato.
L’opinione pubblica ha compreso che la metropolitana non è un’opzione, ma è necessità non più rinviabile. Lo ha visto chiaramente guardando via dei Fori Imperiali in una domenica di sole: migliaia di persone a passeggio, arrivate grazie alla nuova stazione Colosseo. E questo con una linea ancora lontana dal suo pieno potenziale, priva di un numero sufficiente di treni per raggiungere le frequenze di progetto.
Una volta completata, la Metro C cambierà radicalmente il modo di muoversi nella città consolidata, nella periferia, dove già ha fatto molto, e nel centro. Ridurrà il traffico, abbatterà i costi di esercizio del trasporto pubblico e, soprattutto, permetterà uno sviluppo omogeneo della città. Il vulnus principale della strategia urbanistica di Roma, infatti, è stato pensare che la città vivesse in un gioco a somma zero: che lo sviluppo della periferia si portasse avanti depauperando il centro e spostandone le funzioni, ma non è così. La città cresce se cresce tutta e questa crescita è strutturale solo se è omogenea. Può esserlo solo con la metropolitana.
E viene inevitabile una considerazione: oggi avremmo tutta linea completata se, tra il 2010 e il 2020, non ci fosse impantanati tra paure e opposizioni, prive di fondamento.
Oggi quelle posizioni sopravvivono in forma residuale. Sono rappresentate da poche associazioni che continuano a stracciarsi le vesti in modo automatico davanti a qualsiasi trasformazione urbana, sulla base di un’idea di conservazione che ignora un fatto elementare: la città cambia comunque, anche quando non si fa nulla.
Il punto è come cambia. Senza infrastrutture come la metropolitana, il cambiamento segue una traiettoria già nota: turistificazione crescente, consumo passivo dello spazio urbano, espulsione delle funzioni produttive. In altre parole, un lento declino.
La differenza, oggi, è che i romani se ne sono accorti, si stanno rimboccando le maniche, e si sono messi a lavoro.
Io cmq mi stupisco di come i cittadini in genere ma anche chi dovrebbe per formazione e per ruolo promuovere un diverso livello di coscienza civica e consapevolezza dell importanza della cosa pubblica in genere e del servizio di trasporto pubblico in particolare visto che stiamo parlando in uno spazio dedicato e meno male…oltre ai grandi temi di prolungamento delle linee esistenti e di nuove linee ( magari) … vogliamo chiedere con forza che i treni della metro e tram che costano svariati milioni di euro l uno – nostri dei contribuenti – siano tutelati da atti vandalici ? Ancora la solita lamentela? Certo perché nessuno se ne occupa nessuno lo percepisce come un danno alla comunità. Ma è possibile? Chiedo se sia possibile organizzare una degna protesta in tal senso. Grazie
Ia necessità di costruire nuove fermate anzi nuove linee metro a roma è un dato di fatto, oggi come dimostrano le stazioni appena inaugurate si possono realizzare stazioni metro in piena area archeologica superando ostacoli ed impedimenti tecni e burocratici… e valorizzando e patrimonio nascosto e rendendo fruibile a tutti per mezzo del sistema di trasporto pubblico di massa. Direi meglio di così… certo occorrono anni di lavoro grandi finanziamenti., gli archeologici potranno lamentare alcune alterazioni.ma il risultato i benefici sono oltremodo moltissimi.
Mentre al sud, e specialmente nel vibonese siamo come era Roma a quel tempo, con la gente che dice che non servono servizi pubblici, qui ovviamente costosi una briciola di quanto costano a Roma, perché tutti hanno l’auto, nonostante progetti come quello nel link.
Ma vogliamo parlare che nel 2026 ci sono ancora associazioni come Italia Nostra che stavano in piazza a protestare contro la metro C usando le stesse stupide argomentazioni con cui si opponevano alla C fino al Colosseo?
Mi fa tristezza che ancora esistano associazioni rimaste al paleolitico…
Finalmente ! Complici da prima il periodo 2019 pre Pandemia ( venne deciso di non tombare x sempre le Tbm sotto via dei Fori Imperiali e di fsr proseguire lo scavo, la realizzazione dei Tunnel fin sotto Piazza Venezia ) e poi Pre Green Pass 2021 , venne presentato al Mit il Progetto di realizzazione della nuova, quarta Archeostazione , di Piazza Venezia, finalmente Roma ha deciso di andare avanti e dal 22 Giugno 2023 , con inizio lavori della nuova Fermata Piazza Venezia, seppur con 10 anni di ritardo , si e’ cominciato a conncretizzare . Purtroppo il rammarico che , alcuni mesi dopo , iniziarono servizi indagini geofisiche e geognostiche e notai che le eseguivano a Chiesa Nuova e non Navona, la definitiva cancellazione della Fermata tra Argentina e San. Andrea della Valle ed ora l’ inizio lavori della tratta T2 con 19 anni di ritardo ed anzi! E’ gia’ un mezzo miracolo che si siano decisi a volerla completare la Metro C , ed a non ! lasciarla mezza incompiuta. Sono ancora vergognose e scandalose le attese da un minimo di 7/9 minuti fino ad anche 14/15 minuti. E’ inaccettabile che ci siano cosi’ pochi treni in servizio e che gia’ quando arriva a Colosseo x ripartire si riempia subito ed arrivi gia’ strapiena a San Giovanni. Peccato dover poi attendere il ?? 2034 ? Perche’ la C arrivi a Venezia ed il 2038 ? Nella speranza di essere ancora vivi e che bastino soli 12 anni. Non parliamo poi dei prolungamenti Linea B Rebibbia Casal Monastero, prima fase, successivamente fino a Guidonia , della Linea A Battistini Torrevecchia e del quando sara’ possibile iniziare a costruire la Metro D. Peccato ! Che Roma sia cosi’ in ritardo e che solamente nel 2015 siano riusciti , tramite la sinergia tra archeologi ed ingegneri , a concepire di realizzare Archeostazioni. Temo molto che con la Metro D venga bissato quanto avvenuto con la C ,spezzatino di tratte e che si cominci sempre dalla tratta piu’ esterna. Sembra che, quando sara’ ,non prima del 2030 inizieranno da Nomentana Gra .
Tutto giustissimo, ma temo che ormai il processo di trasformazione del centro storico sia irreversibile. Indubbiamente grazie alla metro tornerà più disponibile alla cittadinanza e magari leggermente meno a uso e consumo turistico, ma è impensabile ripopolarlo. Credo che ormai soltanto grandi fondi speculativi possano mettere mano sugli immobili del centro