La stazione Ostiense è il paradigma dell’urbanistica romana
A Roma esiste un paradosso: non si costruisce dove ci sono già i servizi. In particolare, non si costruisce dove c’è già il trasporto pubblico. Anzi, spesso attorno alle stazioni di metro e treni ci sono dei veri e propri vuoti urbani.
Il paradigma della stazione circondata da un vuoto urbano è Ostiense.
Qualcosa si era tentato in passato con il cosiddetto “Campidoglio 2” e con alcuni interventi edilizi, effettivamente realizzati nei paraggi, ma solamente sul lato della stazione che dà su piazzale XII ottobre 1492. Si tratta in questo caso dell’ingresso secondario della Stazione.
Noi oggi, invece, vi vogliamo parlare dell’ingresso principale della stazione: piazzale dei Partigiani.
Qui non siamo ai margini della città. Qui siamo dentro Roma, tra Testaccio, Garbatella, San Paolo e Piramide, in posizione strategica e quindi con valori immobiliari molto elevati. Eppure, nonostante la vicinanza al cuore storico della città, in piena area consolidata, con una concentrazione di infrastrutture che pochi altri luoghi in Italia possono vantare, lo spazio urbano che circonda la stazione è rimasto fermo, incompiuto, abbandonato.
A Ostiense convergono la ferrovia regionale e nazionale, la Metro B, la Roma-Lido (Metro E) e alcune linee di forza della rete bus, oltre chiaramente al tram. È uno dei nodi di mobilità più importanti della città. Eppure, appena si esce dalla stazione, ci si trova davanti a niente di più di una distesa di asfalto. Fondamentalmente un parcheggio, anche poco utilizzato.
Non è un problema estetico; è un problema urbanistico. Un nodo di trasporto di questo livello dovrebbe essere uno dei luoghi più vivi e densi della città. Dovrebbe ospitare abitazioni, uffici, servizi, commercio, spazi pubblici riconoscibili. Dovrebbe essere un pezzo di città che funziona, non solo un punto di passaggio.
Invece è esattamente il contrario: un vuoto urbano nel punto in cui Roma è più connessa.
Proprio qui esiste una delle più grandi occasioni urbanistiche della città. E allora vale la pena dirlo con chiarezza e fare anche una provocazione: a Piazzale dei Partigiani non solo si può costruire, ma si deve costruire e lo si deve fare anche in altezza.
Perché il vero tabù romano non è il costruire, ma il costruire in verticale.
Non esiste luogo più adatto per superare questo tabù. Un nodo infrastrutturale, degradato, dove i valori immobiliari sono alti ma la qualità urbana è prossima allo zero. Costruire in verticale, in questo contesto, non è una semplicemente possibile: è la scelta più razionale.
Densificare piazzale dei Partigiani significa concentrare funzioni, abitazioni, uffici, servizi, senza consumare altro suolo e insieme ricucire lo spazio urbano. Significa trasformare “piazzale dei Partigiani” in “piazza dei Partigiani”. Una piazza vera, vivibile e frequentabile ogni giorno.
Naturalmente non si tratta di costruire torri a caso. Quello che serve è un progetto urbanistico preciso, di alta qualità architettonica e compositiva, promosso dall’Amministrazione Pubblica che ne deve guidare le scelte. Gli strumenti esistono: concorsi di architettura, piani di zona, partenariati pubblico-privati. Ma servono obiettivi, coraggio e volontà, che finora sono mancati.
Perché il problema di Ostiense non sono i vincoli o chissà quale divieto, ma l’impostazione urbanistica di Roma che per troppo tempo ha separato il trasporto dalla vita urbana, la pianificazione della mobilità da quella dell’edilizia, come se le stazioni servissero solo a far salire e scendere le persone, e non a vivere la città e a generarla. Il risultato è tutto qui, in Piazzale dei Partigiani.


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Parte IV
LA DANNAZIONE DELLE STAZIONI DI TESTA
E se quello che io chiamo il Terminicentrismo è uno dei mali di Roma, sicuramente il peggiore dal punto di vista trasportistico, sottolineo brevemente come viene spesso ricordata l’attestazione davvero poco felice della Roma-Nord a Piazzale Flaminio con la sola corrispondenza della metro A.
Tante volte si è detto sulle grandi potenzialità che ha questa linea se fosse valorizzata nel suo percorso attuale, ad esempio con una nuova stazione a Valle Giulia, ma soprattutto se fosse connessa con le altre linee di metropolitana attraverso un passante di collegamento con la Roma Lido.
Voglio invece concludere queste riflessioni con un altro gravissimo errore commesso non tanti anni fa ma che finalmente mostra il danno che genera e quanto sia difficile porvi rimedio.
Connettere l’aeroporto di Fiumicino con la ferrovia è stata certo una realizzazione notevole per la città, ma ha comportato il taglio della tratta verso Fiumicino città.
Ora i suoi abitanti si lamentano e vorrebbero di nuovo poter utilizzare il ‘ferro’ per i loro spostamenti.
Il pastrocchio è proprio qua, è stata infatti realizzata una bella stazione di testa che punta sulla facciata dell’aeroporto senza dare alcuna possibilità di prolungamento.
Adesso ci sono solo due possibilità, o fare una linea separata che collega Fiumicino città all’aeroporto con una buona perdita di tempo per chi deve fare il trasbordo, oppure procedere ad un costosissimo ridisegno dell’attuale curva terminale con demolizione della banchina ferroviaria e ricostruzione di una nuova stazione di transito che affianchi la facciata dell’aeroporto e consenta ai treni di proseguire verso il mare.
Dannate Stazioni di Testa
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Parte III
LA DANNAZIONE DELLE STAZIONI DI TESTA
Personalmente oggi non penserei ad un passante verso Nord, l’idea è più ardita, collegherei Termini alla Stazione San Pietro con un passante realizzato a notevole profondità sotto il centro storico ed il Tevere.
Secondo la soluzione adottata a Napoli tra il Vomero e l’area portuale, per superare il forte dislivello andrebbe realizzata un’elica che connette il passante alla stazione San Pietro.
Proviamo ad immaginare treni che partono da Civitavecchia e Viterbo e arrivano a Frosinone e a Latina con frequenza alternata.
L’opera è impegnativa e costosa ma nel frattempo c’è una cosa da fare che non costa nulla, trasferire tutta l’Alta Velocità, d’altronde secondo l’idea originaria, alla Stazione Tiburtina che è stata già ristrutturata proprio per tale finalità.
Questa cosa a mio avviso non può ma deve essere fatta perché l’arrivo dei treni veloci a Bari ed auspicabilmente a Reggio Calabria non consente inutili perdite di tempo.
A che pro portare i vettori fino a 300 km/h se poi si dissipano almeno 20 minuti oltre alle eventuali attese in entrata e in uscita?
In venti minuti a quella velocità si percorrono 100 km.
Non solo ma, per la piena funzionalità della stazione, deve (deve assolutamente) essere eliminato il bivio della linea B a monte della stazione Tiburtina.
Continuo e continuerò a dire, finché non sarà troppo tardi (che il CMxR ci aiuti), che l’unico modo rapido ed economico per farlo è svincolare dalla linea B la tratta proveniente da Rebibbia ed innestarla sulla linea D, per la quale è ora prevista una spesa esorbitante con tutti i difetti e i limiti che la soluzione proposta contiene.
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Parte II
LA DANNAZIONE DELLE STAZIONI DI TESTA
Descrivendo l’efficienza della rete, propria delle metropolitane, il CMxR in data 25.02.2026 scrive:
“Non sempre accade lo stesso con la ferrovia, spesso organizzata con picchi di servizio concentrati al mattino verso il centro e alla sera verso la provincia. Questo modello asimmetrico finisce per rafforzare un flusso unico e centripeto, mentre una metropolitana funziona in modo continuo e bidirezionale, sostenendo lo sviluppo tanto del centro quanto della periferia”.
La frase inizia con ‘Non sempre…….’ a significare che anche le ferrovie se opportunamente attrezzate o magari ristrutturate e modernizzate, possono garantire una rete efficiente, equilibrata e funzionale.
Cosa prima di tutto non va in questa nostra città, ancora fortemente disallineata da tutte le altre?
Sono le ‘stazioni di testa’ che impongono una sorta di sistema centripeto ed impediscono alla rete di distribuire omogeneamente sull’intera città e sul suo territorio il flusso dei trasporti.
La principale imputata naturalmente è la Stazione Termini e pensare, ironia della sorte, che fu una delle prime per la quale si pensò ad un progetto di trasformazione in stazione di transito verso Flaminia Nord.
Fra l’altro anche i passanti ferroviari di Napoli e di Genova furono all’avanguardia ma poi, come ben sappiamo, gli italiani arrivano sempre per primi e sempre irrimediabilmente restano ultimi.
Le Cercanias di Madrid, i passanti di Londra, la straordinaria Hauptbahnhof di Berlino con banchine che si incrociano a doppio livello, le linee RER di Parigi sono esempi di rivoluzione dei trasporti ferroviari realizzati nel secolo scorso.
Istambul che, per motivi geografici, era destinata ad avere due attestazioni ha ora il suo passante sottomarino che la rende una città di transito ferroviario.
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Parte I
I GRATTACIELI
Sono d’accordo con Sabrina, riempire Roma di grattacieli significherebbe omologarla a tutte le altre grandi città del mondo.
Il grattacielo è una invenzione tipicamente americana, dove le città non hanno la continuità spaziale di quelle europee (storiche) ma sono semplici griglie.
Griglie non solo bidimensionali grazie all’intersezione ortogonale di ‘avenues’ e di ‘streets’ che definiscono i lotti edificabili, ma tridimensionali dove il grattacielo è appunto il moltiplicatore del lotto stesso.
La potenza economica del proprietario e le possibilità tecnologiche determinano il numero dei piani.
Ormai le torri di vetro dilagano in tutte le città d’Europa e del mondo, dando vita a quella che forse è l’omologazione più straripante di tutta la storia.
Tra le sue tante negatività Roma resiste a questo fenomeno, esempio se non unico sicuramente raro.
Personalmente penso che non nel cielo ma nel sottosuolo Roma dovrebbe colmare l’abisso che la separa dalle altre grandi città del mondo.
Visto che parliamo di Ostiense, ne sottolineo il carattere di modernità perché pur avendo un secolo, o quasi, è una stazione di ‘transito’.
Volevo farvi i complimenti per le discussioni interessanti e sopratutto civili e ben argomentate che ospitate nei commenti – cosa sempre più difficile da trovare in rete. Grazie Sabrina e grazie a tutti coloro che le hanno risposto. Siete un piacere da leggere.
Grazie Gabriele, diamo grande attenzione alla moderazione dei contenuti
Spero che vi siate espressi male. Leggendo l’articolo, sembra che tutto giri intorno a nuove costruzioni. Personalmente da romana che quella zona la frequenta parecchio, e da lettrice assidua dei vostri articoli, vi suggerirei di ripensare a quello che state proponendo, senza cadere nella trappola che .. ahimè … va sempre più di moda. Come risolvere i problemi di una zona non ben attrezzata e dimenticata? Costruire torri e aumentare in modo innaturale la densità di popolazione, in luoghi che di certo soffrono già di problemi di densità abitativa. Le torri e Roma, a mio avviso, non vanno d’accordo proprio con la città. Esempi di come questi progetti abbiano prodotto risultati nefasti ce ne sono. Basti guardare le due torri dell’EUR.
Perché invece non lavorare sulla riqualificazione degli spazi, sulla valorizzazione dell’esistente, sulla creazione di aree pubbliche a servizio di coloro che ci vivono? … e di quelli che usano le così tanto sottovalutate potenzialità di trasporto intermodale offerte da metro, stazione e parcheggi. Suggerire interventi di ripensamento dell’intera area, che potrebbe servire un enorme quadrante in sofferenza di traffico? … per cominciarne a dirne una.
Perché non parlare di miglioramento della sicurezza di zona e lotta al degrado? Ma per davvero e non interventi una tantum?
Ci sono opere storiche bellissitme e altrettanti manufatti moderni abbandonati e non utilizzati.
Partiamo da lì.
Per favore non cadete anche voi nella tentazione moderna che, anche se indirettamente, suggerisce di cementificare ulteriormente per modernizzare. Guardate quello che sta accadendo sul progetto dell’ex Fiera di Roma … giusto per non andare troppo lontano.
Sperando di aver contribuito con critica costruttiva
grazie Sabrina per leggerci sempre. Il nodo di Ostiense non soffre certo di densità abitativa: anzi, è notevolmente sottoutilizzato. Le torri dell’EUR sono esattamente il problema, ovvero costruire dove le infrastrutture ancora non ci sono e senza alcun riutilizzo di terreno già consumato. Costruire sul piazzale è esattamente un’attività di riuso, ma proprio in senso tecnico del termine, senza ombra di dubbio; come è altrettanto un’ottimizzazione finalmente sfruttare a pieno il nodo di Ostiense. Quanto all’ex fiera l’argomento non è cogente perché non c’è nessuna stazione metropolitana o ferroviaria lì. Il problema di fondo è che quando si parla di edilizia a Roma scatta un riflesso automatico di opposizione, anche comprensibile, come se non esistesse un modo buono di fare edilizia. Invece c’è, ed è nel densificare aree che già dispongono di servizi, spesso poco utilizzati, proprio come la stazione Ostiense.
Concordo perfettamente. L’edilizia va fatta lì dove ci sono le infrastrutture, non in lande desolate che condannano la gente a prendere il mezzo privato.
..Rimango convinta che le torri non sono in nessun caso le soluzioni per Roma e quella zona è densamente abitata, sicuramente non il piazzale, ma i dintorni sì: la visione quando si forniscono certe analisi deve essere sempre estesa. Messa cos’ sembra una semplice equazione: ci sono trasporti intermodali costruiamo!
Sono fermamente convinta che il futuro di questa città debba necessariamente passare per riqualificazione degli spazi, sulla valorizzazione dell’esistente, sulla creazione di aree pubbliche e di servizi in aree che non ne hanno, prima di portare nuove colate di cemento.
Nella teoria quello che dite potrebbe essere ammiccante, ma nella pratica non lo vedo proprio.
Questo non è un “riflesso automatico”, cerchiamo di dare peso alle parole. Rispetto il vostro punto di vista, ma “riflesso automatico” è una valutazione qualitativa e personale non supportata da dati quantitativi. Eventualmente tirate fuori i dati che confermino le vostre teorie, altrimenti sembrano articoli che incitano alle tifoserie. Sarò pronta a ricredermi quando vedrò analisi approfondite e proiezioni comparative, che mettano a confronto i benefici dati dalla ristrutturazione dell’esistente (ad esempio), contro nuove costruzioni!
Rispetto il vostro punto di vista, ma proprio non mi convince e non concordo.
Confermo quello che ho detto, con cordiale dissenso!
Buongiorno Sabrina, non voglio alimentare polemiche, ma nemmeno le Sue valutazioni sono supportate da dati quantitativi. Allora andiamo per logica: è meglio edificare in zone dove esistono i trasporti, o dove non esistono e casomai se ne riparlerà tra 50 anni? Le torri dell’EUR sono un esempio, ma prendiamo il complesso residenziale “Le Terrazze del Presidente”, ad Acilia: centinaia di appartamenti in mezzo al nulla, la promessa ovviamene disattesa di allargare Via di Acilia e tutti rigorosamente in macchina da quasi 20 anni e per chissà quanti altri decenni. Allora meglio edificare a Piazzale Ostiense, no? Cordialmente, buona giornata.
NNeanche io vorrei fare polemica e credo che una critica costruttiva vada presa come un’aggiunta di un punto di vista.
Quello che volevo dire è che quando si affrontano certi argomenti (soprattutto quando presentano complessità del genere), andrebbero supportati da dati e proiezioni. L’articolo è vostro, io sono una lettrice!!! … che appunto legge e si è trovata a dare un proprio punto di vista. Personalmente quando tocca a me scrivere e presentare teorie o punti di vista, mi faccio supportare da analisi del problema, dati e proiezioni.
Voi partite da presupposti, in cui date per scontato che le torri vadano costruite e state cercando di trovargli una collocazione.
Io sostengo che una città come Roma non è adatta per questo, soprattutto se si vanno ad analizzare le esperienze già esistenti! Per tale motivo citavo le torri dell’EUR, a prescindere dal fatto che siano più o meno lontane dai mezzi di trasporto. Su questo argomento potrebbero essere scritti libri e non solo articoli!!!
È proprio sul presupposto che voi presentate come dato di fatto che non sono d’accordo. Sostengo che bisogna prima partire con il recupero e la valorizzazione dell’esistente e con la creazione di aree e servizi pubblici, di cui a Roma è parecchio a digiuno.
Su una cosa sono d’accordo, che la tendenza consolidata sia di costruire in zone in cui il trasporto è inesistente e aggiungerei che prima di costruire in nuove zone sia sempre necessario pianificare prima servizi e trasporti, pena l’impossibilità a “colare altro cemento”. Pratica inesistente, nonostante le normative lo impongano (Legge 1150/1942 e si veda quello che avviene negli altri stati, soprattutto nordici dell’Europa).
Non voglio monopolizzare la discussione, ma non ho potuto fare a meno di rispondere, per chiarire il mio pensiero.
Sperando di aver contribuito a stimolare riflessioni su questioni molto spinose!
Un caro saluto
Mi permetta di fare una precisazione, Sabrina: sono anch’io un lettore! Proprio nella Sua ultima risposta cita le torri dell’EUR: il problema di quelle torri non sta nell’essere torri, ma nel fatto che stanno in mezzo al nulla, non ci sono mezzi per arrivare lì se non l’auto privata. Ed è proprio per quello che Lei scrive verso la fine della Sua risposta, “Su una cosa sono d’accordo, che la tendenza consolidata sia di costruire in zone in cui il trasporto è inesistente e aggiungerei che prima di costruire in nuove zone sia sempre necessario pianificare prima servizi e trasporti, pena l’impossibilità a “colare altro cemento”. Pratica inesistente, nonostante le normative lo impongano (Legge 1150/1942 e si veda quello che avviene negli altri stati, soprattutto nordici dell’Europa).” che sarebbe più opportuno, se mai si dovesse decidere di farlo (e stia certa che nessuno lo farà mai), edificare a Piazzale Ostiense piuttosto che in zone simili a quelle che ospitano le torri dell’EUR.
Mi perdoni Sabrina, ma io non capisco perché “le torri non sono in nessun caso le soluzioni per Roma”. Io invece penso proprio che le torri sarebbero un’ottima soluzione per Roma, anzi, ce ne fossero, in una città così maledettamente dispersiva che altro non chiederebbe se non addensamento (dispersività alla base della difficoltà a sviluppare una efficiente rete metropolitana)! Se a dimostrazione del suo assunto porta come esempio le Torri dell’EUR o altre implementazioni infelici realizzate, la motivazione, come le è stato correttamente risposto, è nell’errata localizzazione in un contesto di deserto urbanistico (che costringe ad un ulteriore consumo di suolo) e privo di servizi (che si traduce in più traffico di auto private). Diversamente, le “torri”, ossia lo sviluppo verticale, laddove realizzato nel modo e nei luoghi giusti, rappresenterebbe un’ottima soluzione per ottimizzare la logistica e minimizzare il consumo di suolo concentrando l’offerta ricettiva in zone già servite e ben collegate. In tutto il mondo si fa così da oltre un secolo, e non si capisce perché a Roma questa non possa essere la soluzione. Ovvio, nessuno sta dicendo di costruire un grattacielo in mezzo a Piazza Navona, ma un’affermazione come la sua, declinata per tre volte in diverse forme ma con la stessa sostanza, così manichea, se non opportunamente argomentata, sbaglierò, ma suona tanto come intrisa di un’ideologia vecchia stantia tutta “romana” che francamente, per quanto mi riguarda – senza polemica – sento da almeno 50 anni e mi ha parecchio stancato, perché è stata proprio l’alibi per allontanare progetti urbanistici di pregio, magari realizzati anche da grandi studi internazionali, lasciando spazio ai “palazzinari” che, quelli sì, hanno devastato questa città!
Non pensavo di alimentare una chat con il mio commento, ma sono ben felice di notare che su argomenti così delicati ci sia coinvolgimento. Probabilmente non riusciremo qui a risolvere il problema, ma credo sia interessante questo scambio.
Manichea, forse …, ma anche chi sostiene che le torri (o comunque la costruzione di nuovi manufatti “addensanti”) siano la risposta virtuosa per Roma, lo fa senza riportare dati a conferma, o almeno mi sono sfuggiti!? Potete portare esempi virtuosi in città che dimostrino il vostro assunto? Potete fornirmi esempi di torri (o comunque manufatti che addensino le persone) costruite a Roma vicino a centrali di trasporto che abbiano risolto il problema? IO NO
Per evitare di fare un poema nei commenti precedenti, ho asserito in modo veloce il mio pensiero. Alla base della mia motivazione ci sono esempi concreti, che dimostrano (parliamo di Roma, intesa come ROMA centrale e non periferia) che le torri aumentano in modo esponenziale, o forse anche di più, la popolazione che transita nella zona di riferimento, portando in modo innaturale un aumento sproporzionato di caos e cambio di identità della zona.
Inoltre, per tornare in particolare all’Ostiense non capisco come si possa asserire che quell’area abbia una densità di popolazione ridotta. Ricordo che è contornata (come appunto riportato dall’articolo) da quartieri molto popolosi come Testaccio, Garbatella, San Paolo e Piramide. Se si fa riferimento al piazzale, certamente c’è molto spazio, ma è così che si considera la densità di popolazione????… e soprattutto la priorità sono le Torri o la risistemazione? Lo dice anche l’articolo “lo spazio urbano che circonda la stazione è rimasto fermo, incompiuto, abbandonato”. E proprio nei casi in cui la popolazione è già alta, credo che le torri portino un impatto negativo troppo rilevante.
Stiamo dicendo che il problema della città si risolve costruendo torri? Proprio perché lo spazio esterno è rimasto fermo, ritengo che sia necessario e urgente mappare e poi recuperare manufatti abbandonati, potenziare l’intermodalità, costruire servizi e aree pubbliche, a servizio dei quartieri limitrofi (altamente popolati) e dell’intero quadrante.
Non ritengo che l’esempio delle torri all’EUR, siano state un fallimento solo per la mancanza di trasporti. Certamente (come ho già detto), quando si costruisce lo si deve fare secondo i criteri citati (su questo siamo tutti d’accordo). Poi ricordo che quella porzione di EUR, non è proprio “in mezzo al nulla”!
Contesto in sintesi:
Ostiense piazzale libero -> costruiamo torri così si risolve il problema.
Ritengo in sintesi:
– Torri a Roma (intesa come Roma vera e propria) impatto nefasto perché cambiano l’identità e l’equilibrio della zona, soprattutto quando molto popolosa, anche qualora siano vicini a trasporti. Alcuni esempi di quello che dico: Stazione Laurentina, con aumento esponenziale di caos e dis-identificazione dell’identità di quartiere. Ostiense vicino stazione Garbatella (manufatti in aree prima libere, tutti in verticale): caos.
Credo pertanto che:
– Spazi liberi a Ostiense o esempi similari: urgenza di ricucire il territorio, creare servizi e potenziare quelli esistenti
– Se abbiamo bisogno di ulteriori spazi da usare in quelle zona, prima di versare ulteriore cemento (che comunque consuma territorio e spazi), censire i manufatti abbandonati in zona e recuperarli, per ospitare uffici, commercio ed altro, potenziare servizi, spazi pubblici e intermodali.
Rinforzo il pensiero sottolineando che nella stessa stazione ostiense (non sarà sfuggito a chi la frequenta) parecchi spazi per negozi (o altre attività commerciali) sono vuoti, i servizi scarseggiano. … Perché prima di costruire le torri non si sfruttano in modo efficiente ed efficace le aree interne della stazione e quelle limitrofe? Esempio virtuoso: sapete che dentro la Stazione Termini sorgono uffici non necessariamente delle FS (ma di aziende), che alloggiano in vecchi spazi un tempo abbandonati (entrata da via Marsala e da Via Giolitti, per essere specifica)?
Cosa vuole dire infine: “a Piazzale dei Partigiani non solo si può costruire, ma si deve costruire e lo si deve fare anche in altezza … Perché il vero tabù romano non è il costruire, ma il costruire in verticale.”. Sono io Manichea???? Questa dichiarazione cosa sarebbe????
In risposta ad AlexAlex, “non credo che i progetti urbanistici di pregio abbiano fallito perché a Roma non si costruiscono le torri. Spero di aver argomento la mia “ideologia”. Mi chiedo però cosa sia quella degli altri…!!!
Sempre con la speranza di aver alimentato in modo costruttivo qualche punto di vista diverso.
Cordialmente in disaccordo!
Mi dispiace ma non ritengo la sua risposta soddisfacente. Lei contesta di non riportare dati a sostegno della tesi “a favore delle torri” (semplifico, non me ne voglia) ma poi fa altrettanto, per sostenere la sua tesi contraria non porta dati, ma esempi, che o non sono esempi virtuosi per quanto è stato già spiegato o non argomenta a sufficienza (quando scrive “Stazione Laurentina, con aumento esponenziale di caos e dis-identificazione dell’identità di quartiere”, quale identità poi mi interesserebbe capirlo, sbaglierò ma non mi risulta che il piazzale della stazione Laurentina abbia mai avuto una identità così marcata “sfregiata” dall’edilizia contemporanea, se poi sbaglio mi illumini lei). Il fatto che si scaldi così non fa che dimostrare quanto ho scritto, la sua è in tutta evidenza una presa di posizione ideologica, altrimenti non enfatizzerebbe la punteggiatura invece di portare proprio quei dati a sostegno della sua tesi che sta invocando. Per concludere, non ho scritto che (sic.) ” i progetti urbanistici di pregio abbiano fallito perché a Roma non si costruiscono le torri.” Ho scritto, e lo ribadisco, che questa visione passatista e ostinatamente avversa ad ogni progetto urbanistico modernista, che solo a Roma si manifesta da almeno 50 anni, ha causato l’allontanamento di ogni proficuo sviluppo urbanistico organico di qualità e lasciato il campo libero all’urbanizzazione disorganica e scriteriata che ha distrutto il tessuto urbano delle città. Ma secondo lei è normale che l’ultimo, sottolineo ULTIMO progetto urbanistico di questa città degno di nota sia l’EUR, un progetto vecchio di 80 anni? Mi saprebbe dire quale altra città capitale di uno Stato Europeo sia rimasta ferma a 80 anni fa? Io non ne conosco una. Forse Atene? Che guarda caso non è proprio un esempio di sviluppo urbano razionale, e soffre degli stessi problemi di Roma…
Caro Signor AlexAlex, io non mi scaldo affatto, non sono mai stata così serena!!! .. non mi pare di aver usato toni alterati, né mi sono permessa di etichettare o giudicare nessuno.
Ho espresso le miei opinioni e fatto le mie considerazioni, su cui non sono tenuta a scrivere una tesi di laurea, né ho intenzione di continuare in un discorso che mi pare stia diventato un battibecco. Ognuno rimarrà con le proprie idee e le cose continueranno ad andare per come andranno. Quello che penso lo ho scritto e argomentato, non sono sotto esame. Vivo la città con le mie idee e i miei argomenti rispettando quelli degli altri. Prendo atto di quello che è stato scritto e ho trovato interessante lo scambio di idee, ma mi pare che l’argomento stia scadendo in una serie di etichettature, tra i manichei e gli ideologi, con un misto di giudizi e pregiudizi, a cui non sono affatto interessata. Le auguro buon proseguimento!
Mi dispiace che l’abbia presa a male, non ho mai che abbia usato toni alterati né tanto meno che abbia etichettato o giudicato, ma se chiosa le frasi con tre punti esclamativi, se non lo fa per enfatizzare il tono, mi spieghi lei perché lo fa 😀 Io questo lo chiamo “scaldarsi”, e non è una critica, ma solo una constatazione, be venga chi si appassiona a un tema e lo difende a spada tratta. Quanto al “manicheo”, lei ha esordito il suo primo intervento con l’affermazione, che ri-cito: “le torri non sono in nessun caso le soluzioni per Roma”. Più manicheo di così…. Nessuno pretende “una tesi di laurea” ma se si fa un’affermazione del genere poi ci si aspetta un confronto argomentato; le sue argomentazioni sono state già discusse dallo stesso Comitato, che le ha obiettate motivando la sua obiezione, lei non ha controargomentato, l’unica cosa che ho evunto dai suoi interventi è l’evidente idiosincrasia dell’urbanistica verticale, che non essendo supportata da argomentazioni convincenti salvo quelle che le sono state già obiettate, se ne evince che non sia altro che pregiudiziale. Detto questo, nemmeno io voglio convincere nessuno, men che mai chi non è ben disposto a mettere in discussione le proprie certezze. Resterò con la curiosità insoddisfatta di quale mai fosse l’identità di Laurentina violentata dalle più recenti implementazioni edilizie, ma me ne farò una ragione. Buona vita
Concordo su tutta la linea. Proprio quello cha avevo evidenziato sulla pagina Facebook.
secondo me prima di questa operazione immobiliare che è sicuramente giusta, si dovrebbe fare una unificazione decisa con un unico nome di questi nodi separati tra loro che non dialogano: OSTIENSE, SAN PAOLO, PIRAMIDE , andrebbero sovrapposte queste due stazioni su piani diversi e recuperare un sacco di spazio, inoltre ci sono progetti come HUDSON YARDS a NEW YORK, che hanno visto la costruzione di grattacieli su una stazione ferroviaria. di seguito il link del progetto. https://www.youtube.com/watch?v=WMDwVucsN8c&t=159s
E quindi alla fine il problema sono gli zingari (come se non fossero abitanti di questa città, o city user, come si dice ora). Complimenti.
Lo so, il commento viene da un vostro lettore, non da chi scrive il blog, a cui quindi non estendo l’accusa di razzismo. Ma fossi in chi scrive, nel vedere che le mie proposte sono supportate con questo ordine di argomentazioni, mi farei due domande.
Grazie Saverio della segnalazione, abbiamo censurato il commento inadeguato
Restituire dignità ad luogo come l area circostante la stazione ostiense parte sicuramente, anzi dovrebbe ripartire dall affrontare il tema dei senzatetto che la animano, cosa diversa sono i mercati abusivi che andrebbero semplicemente impediti… quindi riprogettare architettonicamente quel luogo. l intervento che ha visto realizzare quel grande parcheggio su due livelli semivuoto sicuramente ha favorito il degrado dell area. Non è detto che si debba intervenire con delle torri anzi io come progettista proporrei innanzitutto la valorizzazione delle cubature esistenti dando loro un linguaggio unitario e non sarebbe errato ritornare alla vecchia fontana centrata sul prospetto della stazione e dai proseguire alla riqualificazione del grande spazio vuoto come a p.zza dei 500 o magari con attenzioni maggiori.
Sono uno dei problemi di questa città. O vogliamo ignorare quel che accade proprio nelle metropolitane, nell’impunità più totale? Ovviamente non sono l’unico problema, sicuramente non è colpa di questi “abitanti della città” se non si realizza quel che sarebbe stato opportuno realizzare 30 o 40 anni fa, ma ti consiglierei di fare quattro passi proprio nella zona della stazione Ostiense dopo le sei del pomeriggio prima di giudicare.
Peraltro vi siete dimenticati di dire che il piazzale davanti Ostiense è oggi terra di nessuno, in mano a sbandati, e si ha paura a percorrerlo anche di giorno.
Vero, ma è la conseguenza della situazione che descrive il comitato (e delle leggi attuali). Se venisse realizzato un piano come quello ipotizzato, sicuramente ci sarebbe meno spazio per sbandati, [CENSURATO PER LINGUAGGIO INOPPORTUNO] e via dicendo. Ma non ci facciamo illusioni, figuriamoci che c’è chi sta manifestando contro il prolungamento della MC. Come di dice a Roma. da una parte si ma in testa no.
Tutto bellissimo e tutto giusto, ma realisticamente parlando tale ipotesi non sarà mai nemmeno presa in considerazione. Accontentiamoci, e sarebbe un enorme risultato, di vedere investimenti sulle metropolitane, sia nuove sia esistenti, di assistere alla trasformazione della Metromare in Metro E, di vedere un giorno gli aeroporti (lande desolate preda dei tassinari) e gli ospedali principali (pendi Tor Vergata e Sant’Andrea come esempio) collegati da una metropolitana di assistere alla redazione di un “manuale” tecnico di sviluppo della città, magari con degli standard qualitativi area per area.
Riguardo al vostro rendering, che spero prima o poi si realizzi davvero, aggiungerei solo un piccolo dettaglio;
sarebbe opportuno collegare tutte le banchine della stazione della Metromare/Metro E/Roma-Lido al sovrappassaggio pedonale che collega la metro B ed un solo binario di Porta San Paolo alla stazione Ostiense
Ben detto! Assurdo che, proprio una stazione come quella progettata dal Piacentini per abbattere le barriere architettoniche, più di un secolo fa, costringa poi a maratone assurde chi dalla Metromare debba dirigersi verso la stazione Ostiense quando (cioè quasi sempre) il treno non termina la corsa sul primo bimario