Centro storico, tra allarmi e qualità urbana: perché la retorica della “devastazione” non aiuta Roma
A Roma esiste una costante che accompagna quasi ogni intervento nello spazio pubblico del Centro Storico: la retorica della “devastazione”. Basta l’avvio di un cantiere, la sostituzione di una pavimentazione, la sistemazione di una piazza o l’introduzione di nuovi arredi urbani perché una parte del dibattito pubblico si trasformi immediatamente in una gara a chi usa le parole più forti. “Distruzione”, “massacro”, “cancellazione”, “sfregio”.
È una dinamica ormai prevedibile: una minoranza chiassosa di irriducibili leoni da tastiera trasforma qualsiasi intervento in una battaglia esistenziale per la sopravvivenza della città storica. Il problema è che questo approccio, oltre a essere spesso sproporzionato rispetto alla realtà dei fatti, finisce per essere controproducente proprio per la causa che dice di difendere.
Difendere il centro storico non significa lasciare tutto così come è, tal quale. Significa pretendere interventi di qualità, ed è qui che il dibattito romano mostra tutta la sua debolezza.
Se si osserva con attenzione lo spazio pubblico della città, non solo nel centro storico ma anche nelle periferie, emerge un dato evidente: Roma non possiede un vero manuale della qualità urbana. Non esiste un prontuario chiaro e condiviso sulle finiture architettoniche e sugli elementi dello spazio pubblico: pavimentazioni, cordoli, arredi urbani, illuminazione, materiali, cromie, dettagli costruttivi. Non esiste un sistema di linee guida che indichi con precisione cosa sia opportuno realizzare nei diversi tessuti urbani della città. Esiste una certa prassi, che si è consolidata nel tempo, ma ci si ferma lì.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un mosaico disordinato di soluzioni, spesso frutto di decisioni episodiche, di singoli progetti o di interpretazioni tecniche variabili.
Si passa da interventi molto curati ad altri più discutibili, da materiali tradizionali a reinterpretazioni contemporanee, senza che esista un quadro di riferimento stabile che orienti progettisti, uffici e imprese. In questo contesto, gridare ogni volta alla “devastazione” non aiuta. Al contrario, rischia di produrre due effetti negativi.
Il primo è la banalizzazione del dibattito. Se ogni intervento è definito un disastro, diventa difficile distinguere tra scelte davvero problematiche e interventi semplicemente perfettibili.
Il secondo è la paralisi decisionale. Un clima costante di allarme tende a irrigidire l’amministrazione e a trasformare ogni progetto in un campo minato politico e mediatico, spesso portando a soluzioni di compromesso che, quelle sì, sono davvero delle pecionate. Eppure la strada più utile sarebbe un’altra.
Se davvero si vuole difendere la qualità dello spazio pubblico romano – soprattutto nel centro storico – la battaglia dovrebbe essere molto più concreta e strutturata: chiedere all’amministrazione capitolina di dotarsi di strumenti normativi e tecnici chiari.
Servirebbero linee guida ufficiali, approvate con atti amministrativi, che definiscano in modo preciso:
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criteri di progettazione dello spazio pubblico;
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materiali e finiture per i diversi contesti urbani;
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tipologie di arredo urbano coerenti con il tessuto storico;
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modalità di intervento nelle aree monumentali.
Molte città europee dispongono da anni di manuali di qualità urbana, veri e propri disciplinari tecnici che garantiscono coerenza e continuità agli interventi nello spazio pubblico.
Roma, invece, continua a muoversi in modo frammentato, con poche indicazioni limitate più che altro alla tutela dei prospetti degli edifici storici, o comunque ad aspetti concernenti solamente l’edilizia privata e mai lo spazio pubblico. Su questo si pensi alle previsioni del Regolamento edilizio di Roma Capitale, che permetterebbe al Sindaco di definire requisiti architettonici e di stile degli edifici (art. 49), cosa che essenzialmente oggi si limita al cosiddetto “Piano del Colore”.
Per questo motivo la vera battaglia non dovrebbe essere quella delle invettive quotidiane sui social o delle accuse di “sfregio” lanciate a ogni cantiere. La vera battaglia dovrebbe essere quella di costruire un quadro regolatorio serio e stabile, capace di orientare la trasformazione dello spazio urbano con criteri di qualità riconoscibili.
In altre parole: meno retorica della devastazione, più politiche della qualità urbana. Perché il centro storico di Roma non si difende con gli slogan; si difende con buona progettazione, regole chiare e amministrazioni capaci di farle applicare.
E semplicemente ridicolo solo che se ne parli , come si fa a dire che la fermato chiesa nuova non serve , è il minimo indispensabile non dovrebbe essere neanche stata soppressa Torre Argentina , non capisco proprio il senso
Roma ha bisogno vitale della Metropolitane , gia soffriamo di almeno 100 anni di ritardo sulle altre grandi Capitali d’europa , diciamo occidentali .
Sono un abiatante del centro storico e la metro A passa sotto il palazzo e non ho mai avuto nessun disagio eppure è stata costruita 50 anni fa , adesso si va molto più in profondità
Spero veramente che chi protesta si renda conto dell’assurdità di pensare di fermare il benessere dei cittadini
Che la realizzazione di nuove metro roma e soprattutto in centro dove si concentrano i flussi degli utenti non credo che sia opinabile, le polemiche sono chiaramente pretestuose. Anzi sono moltissimi i cittadini che chiedono una fermata a metà percorso tra Venezia e chiesa nuova , una seconda fermata in prati e nel quartiere flaminio. Almeno predisporre in profondità le fermate che potranno essere realizzate con nuovi finanziamenti. Altro aspetto di minore rilevanza economica ma di grande impatto è l incapacità da parte dei responsabili di preservare il materiale rotabile dagli atti vandalici. Da una parte si pubblicizza l arrivo di nuovi treni metro e tram dall altra nelle stazioni i cittadini devono salire su carrozze devastate dalle scritte. Carrozze e treni che costano milioni di euro dei contribuenti è ammissibile?
Come in questi anni è stato spiegato più volte dallo stesso Comitato (quando p. es. la Giunta Marino aveva proposto di procedere con la T2 senza nemmeno Chiesa Nuova, da realizzare eventualmente “in un secondo momento”), realizzare fermate intermedie a posteriori comporterebbe costi elevatissimi e, cosa non da poco conto, la sospensione del servizio per tutto il tempo necessario alla costruzione della stazione, non inferiore a 8-10 anni. Non ha senso dunque “predisporre” il tracciato in profondità per eventuali future stazioni: o le si fa subito, comunque prima che la talpa arrivi e sfondi i diaframmi, oppure non si faranno mai. Altro discorso sarebbe proporre di realizzare fin da subito gli scatolari, con tanto di discenderie, locali tecnici ecc., senza gli impianti di stazione veri e propri, per poi, eventualmente, realizzarli in un secondo momento in soggezione di esercizio: non so se questa ipotesi sia realizzabile, né se abbia senso dal punto di vista economico-finanziario, visto che, immagino, il grosso delle risorse sia assorbito dalla costruzione della stazione in sé, piuttosto che dagli imnpianti che la compongono: sui questo chiederei lumi al Comitato.
Quanto ai graffitari, sfondi una porta aperta. Anche qui il Comitato si è già pronunciato: basterebbe fare il copia-incolla di quanto implementato nel deposito di Osteria del Curato sui depositi di Magliana e Graniti (vi siete mai chiesti come mai non c’è neanche un graffito né dentro né fuori i treni che circolano sulla linea A?)
Sgarbi ha detto niente? No perché conoscendo le sue crociate contro le pale eoliche, già immagino alle sue levate di scudi contro lo “scempio davanti all’oratorio dei Filippini”….
Chiedo Scusa a Tutti ! Faccio MEA.CULPA X lo Sfogo di prima. Non se ne puo’ piu’ ! Una bolta che Roma va avanti ! Costruisce 7 km di Tracciato in Tunnel, 6 Stazioni 2 nuove archeostazioni, ORA IL BIS Con Chiesa Nuova & non solo Chiesa Nuova Il BIA DEL 2013! BLOCCHIAMO A SAN GJOVANNI LA METRO C X SEMPRE
Ora il Bis del 2013/2016 Blocchiamo tutto ! .Che cosa dovrebbe crollare ? Stavolta ?Castel S. Angelo ??
Buongiorno
Comitaro Metro x Roma & Amici di Odissea Quotidiana ed altri. C’ e’ gia’ un Pazzo! Uno Squilibrato mentale o poco ci manca che hia’ da’ i numeri , da’ in Escandescenze x l inizio lavori della Tratta T2 Metro C di Roma. Non ricordo con esattezza nome del Video su You Tube sulle 6 nuove Stazioni Metro C. Su questo scempio! Su questo Aborto di Stazione! Anti Decoro Urbano.IO MI SAREI TANTO ROTTO!! DI QUESTE ” ETERNE LEVATE DI SCUDI ANTI METROPOLITANA A ROMA !! ANCHE NAPOLI INAUGURAA TRATTE NUOVE, STAZIONI DELL’ ARTE! Oltte alle 6? 8? 10? 12 Linee di Metropolitana a Milano. Che Co..!! Una Volta che Roma! La Giunta , il Sindaco Gualtieri, La Commmissaria Conti, Eugenio Patane’ si sono schierati x il Si! ORA CHE ROMA VIVA DIOO!! VA AVANTII!! COSTRUISCE 7 STAZIONI NUOVE
PIAZZA VENEZIA Dal 22 Giugno 2023. ORA CHIESA NUOVA ( AVREI PREFERITOO ‘ STAZIONE NAVONA ) PIAZZA PIA/ CASTEL S. ANGELO, OTTAVIANO Ubergang MC/ MA! MAZZINI, Poi da Luglio AUDITORIUM & FARNESINA. Un Altro Pazzo ! Delirante! Squilibrato che da’ in Escandescenze. Aah Questi poverii commercianti. Anche a Teano! Malatesta! Pigneto! Lodi% ka Spezia & San Giovanni.& Porta Metronia Tutti hanno dato ! Con Anni di Cantieri. ALLA FINE I CANTIERI PASSANO! LA METRO RESTA. CI FOSSE MAI STATA UNA LEVATA DI SCUDI ANTI METROPOLITANA IN QUELLA MILANO! OPPURE A NAPOLI.OH SEMPRE A ROMA !! Che.Palle.!! Scusate x Sfogo e le Maiuscole.
IO SONO FELICISSIMO CHE ROMA VADA AVANTI CON 7 KM IM PIU’ & 6 NUOVE STAZIONI. & CHE” NON SI PJANGA PIU’ ADDOSSO( CHE MILANO & NAPOLI VANNO SEMPRE AVANTI & ROMA NO)