Roma rinasce a piazza Venezia

“Sarebbe, anzi, addirittura possibile far attraversare lo stesso nucleo centrale da qualche linea metropolitana: si potrebbe addirittura affermare che solo in quest’area la metropolitana costituirebbe un sistema insostituibile per trasporto collettivo veloce. Ma la nota impostazione urbanistica intesa a non favorire ulteriormente concentramento di attività nel nucleo storico, ma anzi ad incoraggiarne il decentramento, contrasta con lo sviluppo della metropolitana nella area centrale.” 

Così, nel Piano Regolatore Generale di Roma del 1959, veniva decretata la fine del Centro Storico di Roma. Un centro privo di funzioni, lontano dai romani, in mano ai turisti: un centro storico come un museo immobile, senza cittadini, un centro morto.

Bisognava “favorire lo sviluppo della motorizzazione”, ma le macchine hanno una scarsa capacità di trasporto, incapace di sostenere la domanda di un centro denso come era quello di Roma in pieno boom economico.
Così, inseguendo l’industria automobilistica, i romani venivano costretti ad abitare e chilometri dal posto di lavoro e dai luoghi di svago, costretti a patire lunghissime attese nel traffico, realizzando quella nota impostazione urbanistica che oggi tanto condiziona la qualità di vita nella Capitale.

Se vi state chiedendo di chi è la colpa del traffico, dei disagi, di una città disorganizzata e disfunzionale, non serve arrivare fino Romolo e Remo, basta guardare chi ha progettato e programmato i destini della città con un piano regolatore come quello approvato, in via definitiva, nel 1965.

L’avvio dei cantieri della Linea C a piazza Venezia e, si spera, il prossimo avvio dei cantieri a Chiesa Nuova, Castel Sant’Angelo, Ottaviano, Auditorium e Farnesina, non è solo l’inizio di uno dei più grandi investimenti nella storia di Roma.

È l’inizio della rinascita del Centro Storico, l’inizio del processo che lo restituirà alla città, che lo farà tornare ad essere città.

Un inizio che significa anche disagi, cantieri lunghi e complessi e investimenti difficili, tutti temi peraltro affrontabili, ma solamente se i romani raggiungeranno una consapevolezza: che quando sono fermi nel traffico in piazza Venezia il problema non è la ruspa che scava la stazione, ma chi ha costruito finora Roma costringendoli a usare la macchina.