Metro C. Bene la Corte dei Conti ma non basta.

La Corte dei Conti arriva alle prime conclusioni concrete sulla Linea C dopo quasi 3 anni di indagini. Il primo filone di inchiesta sui presunti danni erariali comincia a svelare volti, cifre e responsabilità.

Cerchiamo prima di tutto di fare il punto su cosa riguarda l’inchiesta, cercando di farci largo tra il marasma mediatico di inesattezze, sciatteria e superficialità che caratterizza questi temi.
Ci accuserete di partire da troppo lontano ma è fondamentale: L’appalto per la realizzazione della Linea C è suddiviso in due grandi parti:

PRIMA PARTE relativa alle opere già finanziate da avviare subito a valle dell’aggiudicazione

  • Progetto esecutivo + realizzazione tratte T4 e T5 (Alessandrino – San Giovanni)
  • Scavi archeologici e indagini propedeutici al progetto definitivo delle tratte T2, T3 (San Giovanni – Clodio/Mazzini), T6A, T7 (Pantano – Alessandrino) e deposito Graniti
  • progetto definitivo delle tratte T6A, T7 (Pantano – Alessandrino) e deposito Graniti
  • progetto esecutivo + realizzazione delle tratte T6A , T7 (Pantano – Alessandrino) e deposito Graniti

SECONDA PARTE relativa alle opere prive di finanziamento, rimandate all’acquisizione delle necessarie coperture

  • progetto definitivo delle tratte T2 e T3 (San Giovanni – Clodio/Mazzini)
  • progetto esecutivo + realizzazione della tratte T2 e T3 (San Giovanni  – Clodio/Mazzini)

 

L’indagine di cui si parla in questi giorni riguarda la prima parte dell’appalto limitatamente alle attività svolte tra il 2006 (aggiudicazione) e la fine del 2010. Sotto la lente del procuratore regionale De Dominicis un aumento di costo di circa 363 milioni che, a dirla tutta, corrisponde alla cifra del ribasso di gara: ovvero il consorzio Metro C, rispetto all’importo di 3.047 milioni, ha vinto il bando offrendo un ribasso in sede gara di 363 miloni, poi recuperati con varienti varie.

Sul totale di quella cifra è stata formulata l’ipotesi concreta di danno erariale per 90,4 milioni.
Romametropolitane viene quasi travolta con il rinvio a giudizio del direttore tecnico Giovanni Simonacci a cui viene contestata una responsabilità per 40,5 milioni; dell’ex amministratore delegato Federico Bortoli per 13,5 milioni; Dei due presidenti, succedutisi al tempo, Enrico Testa e Giovanni Ascarelli per 6,7 e 2,7 milioni rispettivamente. Dall’altro lato campeggia la figura del direttore dei lavori Enrico Alfonso Molinari a cui vengono imputati 27 milioni.

Inoltre Simonacci, Molinari e Bortoli, sono chiamati a rispondere anche di danni morali per un totale di 5 milioni di euro, insieme a 6 dirigenti di metro c tra cui spicca la figura del presidente del consorzio Franco Cristini.
Ulteriori ipotetici responsabili, a cui sono contestati 44 milioni, verranno resi noti con un secondo atto di rinvio a giudizio.

Un danno erariale complessivo stimato preliminarmente in 135 milioni che ora dovranno essere confermati e dimostrati di fronte ai giudici della procura a partire da giugno del prossimo anno.

Il nostro punto di vista su tutto questo, lo ribadiamo, è che gli interventi della Corte dei Conti siano benvenuti. Sappiamo che per molti questo sarà l’alibi per chiedere, ancora una volta, inutilmente, lo stop definitivo a San Giovanni di un’opera che è già in avanzata costruzione fino ai Fori Imperiali e per metà finanziata fino a piazza Venezia ma che soprattutto è, non ci scorderemo mai di ripeterlo, strategica per la qualità della vita di Roma. Se, dunque, non si perde di vista l’imperativo che la linea C deve andare avanti, l’indagine della Corte di sicuro farà bene.

D’altro canto però, questo non lo possiamo negare, farà bene fino a un certo punto. Va benissimo curare… ancor meglio prevenire; I motivi principali per cui le grandi opere italiane, compresa la metro c, finiscono per diventare calamità naturali, imprevedibili e fuori controllo, sono progetti non degni di essere chiamati tali e la mancanza di controllo in fase esecutiva.  Stime inaccurate, poca attenzione nella valutazione dei rischi, risorse, nel senso ampio del termine, spesso inadeguate, requisiti mal definiti… tutte cose che si affrontano principalmente in ambito progettuale e il progetto è proprio quello che è stato carente sotto molti profili e su cui si è innescato il vizioso vortice di aumento di tempi e costi. Accurato controllo degli obiettivi, appropriato dettaglio delle cose da fare, affidabili processi di valutazione delle modifiche… tutto quello che è mancato e che gli anglosassoni chiamerebbero Project Management; Non è una astratta filosofia ma una puntuale organizzazione di risorse umane e strategie per governare un progetto e non soccombervi come troppo facilmente avviene in Italia.