M5S e linea C, fallito l’agguato dei nimby de’ Noantri

C’erano davvero tutti. M5S, Progetto Celio, Grillini travestiti da associazione “Fuori dai Fori”. Finti ambientalisti trincerati dietro le insegne di Italia Nostra. Ed ognuno di loro ha tirato fuori la scusa buona per fermare la linea C. Chi è tornato a sventolare l’arma spuntata della presunta VIA mancante, chi ha sbraitato per il taglio degli alberi e chi, infine, ha riproposto la fantascientifica balla del crollo del Colosseo. Una mole incredibile di bugie e scuse per non dire l’unica verità: non vogliono la linea C per non avere rotture di scatole sotto casa propria. Perché i cantieri, come successo precedentemente per San Giovanni, Centocelle, Pigneto, ecc, tra poco arriveranno da loro. Guarda caso gli unici presenti a ringhiare contro la terza linea underground della capitale. Con buona pace dei 200.000 disperati cittadini delle sterminate periferie di Roma est che non chiedono altro di avere un mezzo di trasporto moderno per arrivare in centro, a piazza Venezia. Ma l’assalto di questi Nimby de’ Noantri è fallito.

È successo tutto questo e di più, questa mattina, durante la lunga audizione dell’assessore alla Mobilità, Guido Improta, davanti alle commissioni congiunte Ambiente, Lavori Pubblici, Bilancio e Mobilità del Comune di Roma. In programma la situazione dei cantieri della linea C, in particolare di quelli della tratta T3 che causeranno, purtroppo ma inevitabilmente, alcuni tagli di alberi. In realtà è andato in scena l’ennesimo tentativo di fermare la tratta centrale della linea da parte dei Nimby romani (per chi non lo sapesse Nimby vuol dire Not In My Back Yard, ovvero Non nel mio cortile, che tradotto meglio suona come “le opere pubbliche fatele ovunque perché utili, ma non vicino casa mia, non voglio rotture”). Alla guida della riunione uno stralunato Athos De Luca, che a un certo punto ha perso completamente il controllo della riunione determinando le condizioni per liti e faccia a faccia furibondi tra alcuni consiglieri comunali (Ignazio Cozzoli e Marco Pomarici) e gruppi di cittadini.

L’agguato è fallito

Improta ha detto l’unica cosa di buon senso che poteva essere detta: “se la linea C non arrivasse nemmeno a piazza Venezia, il suo valore in termini di trasporto sarebbe irrilevante – ha spiegato. Ma non possiamo accettare che si arrivi a piazza Venezia nel 2024, non possiamo avere una Salerno-Reggio Calabria in pieno centro a Roma. Si può fare tutto e Roma Capitale potrà fare le valutazioni, anche sulla tratta T3, nella commissione speciale metro C.  Ma ritengo che non si possa mettere in discussione un’opera dopo 7 anni. La  democrazia deve essere anche rispettosa delle procedure e i cittadini non si possono infervorare solo quando si sentono toccati perché la linea arriva sotto casa. A mio parere è, anzi, necessario aprire una discussione su quel che succederà dopo piazza Venezia”.
Parole sante! L’unica consolazione per i militanti del Movimento di turno è la possibile, ma non certa, creazione di una commissione consiliare sulla linea C, dove chi è contrario proverà ad argomentare le sue tesi. Salvo poi cozzare con la realtà, ossia che la linea C andrà avanti fino a piazza Venezia, come ribadito più volte dal sindaco Marino e visto che i cantieri sono già iniziati anche nella tratta T3.

Tra i momenti memorabili da citare quello in cui Athos De Luca ha detto letteralmente quanto segue: “Ma che ci facciamo con una linea C che si ferma a piazza Venezia? Allora tanto vale fermarci a San Giovanni e trovare alternative”. Che miopia politica è questa? Come si fa a chiedersi dove sarebbe il giovamento per il trasporto pubblico romano? Che visione strategica per la città misera e miope caro De Luca! Anche noi vorremmo che la linea C non si fermasse a piazza Venezia. Per questo chiediamo che la linea arrivi almeno a piazzale Clodio con i fondi speciali per il prossimo Giubileo, per creare una rete ampia e sfruttabile. Sia dai romani, sia dai turisti.
Fermare tutto a San Giovanni sarebbe pura follia e chi lo propone – come De Luca, gli anziani manifestanti del Progetto Celio (eta media registrata questa mattina intorno a sessant’anni) e il Movimento 5 Stelle romano – dimostra disprezzo e noncuranza per i 200.000 romani che ogni giorni restano bloccati sulla Casilina. Non chiedono altro che una metropolitana veloce, in grado di portarli rapidamente nel cuore della città. A piazza Venezia!

Foto: Affaritaliani.it