Linea D: 10 anni di rimpalli e attese

Nei prossimi giorni è nostra intenzione far ripartire il dibattito sul modello costruttivo della quarta linea della metropolitana di Roma, alla luce dell’esperienza maturata con la realizzazione della Linea C.

Un dibattito che riteniamo essenziale, ma che oggi rischia di essere privo di senso se dovesse protrarsi ancora a lungo il decennale stallo relativo all’attuale procedimento, che a nostro parere deve necessariamente essere chiuso.

L’APPALTO

Il 13 maggio 2009, con la definitiva approvazione del progetto preliminare e delle relative varianti urbanistiche, si concludeva la prima fase dell’iter della Linea D. Questa fase era legata alla procedura di evidenza pubblica che aveva visto come vincitore l’ATI Condotte-Pizzarotti. A questa ATI, infatti, era stato assegnato nel 2007 il ruolo di promotore e di progettista, nonché un diritto di prelazione sulla futura costruzione dell’opera, secondo lo schema tracciato da tre delibere fondamentali:

  • Delibera del Consiglio n. 1/2005, che ha scelto la procedura del Project Financing;
  • Delibera del Consiglio n. 60/2006, che ha definito il Piano Finanziario Programmatico, permettendo l’avvio del procedimento;
  • Delibera di Giunta n. 110/2007, che ha sancito il pubblico interesse sulla proposta dell’ATI Condotte-Pizzarotti.

Il procedimento prevedeva, a seguito dell’approvazione del progetto preliminare, una seconda fase legata ad una nuova gara per la scelta, in questo caso, del costruttore.

La gara fu dapprima avviata e poi sospesa da Roma Metropolitane nel 2010, a causa di alcune osservazioni dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. Roma Metropolitane, quindi, espresse le proprie controdeduzioni, cui l’Autorità rispose deliberando nuovamente a giugno 2011. A 2 anni, ormai, dall’indizione della gara.

L’Autorità, in sintesi, riportava la necessità da un lato di chiarire gli indirizzi da fornire ai concorrenti per le possibili variazioni di tracciato, dall’altro di chiarire la composizione del quadro di copertura finanziaria dell’intervento, in particolare relativamente alla bozza di convenzione e alle possibili valorizzazioni immobiliari. Su quest’ultimo punto, stante la non competenza di Roma Metropolitane, è nato un rimpallo di responsabilità tra i dipartimenti del Comune che ha generato ulteriori ritardi. A ottobre 2012, preso atto dei 3 anni trascorsi dall’indizione della seconda gara, il CdA di Roma Metropolitane ha deliberato l’annullamento della gara. Di fatto si è tornati, dal punto di vista dell’avanzamento del procedimento, al 13 maggio 2009.

Si faccia attenzione, infatti, che l’annullamento ha potuto interrompere solo la seconda gara, senza intaccare la prima, annullabile solamente attraverso una delibera che revochi il pubblico interesse, espresso dalla Giunta con la sopracitata delibera del 2007. Formalmente, quindi, il procedimento è rimasto in corso, seppur inattivo. Per questo, nel 2013, il Promotore ha inviato una missiva a Roma Metropolitane per chiedere lo sblocco dell’iter, cui è seguita una nuova serie di rimpalli.

LA REVOCA

Solo il 5 giugno 2015, dopo due anni di silenzio, piomba sul Comune la richiesta da parte del Promotore di essere risarcito per 461 milioni. Manco a dirlo, in 2 settimane già era pronta la memoria di giunta che avviava l’istruttoria al fine di elaborare la delibera di revoca. Purtroppo però, immediatamente dopo la pubblicazione della memoria si è dimesso l’assessore ai trasporti Improta. Seguito, alcuni mesi dopo, dal sindaco Marino. Bisogna aspettare novembre 2016, con un nuovo consiglio comunale ed una nuova giunta, per vedere la prima bozza di delibera.

Tuttavia, quando sembrava ormai tutto risolto, bozza di delibera alla mano, torna nuovamente il vuoto. Per 2 anni e mezzo la bozza di delibera è rimasta parcheggiata in attesa che qualcuno decidesse sul da farsi.

Ora, finalmente, dopo quasi 4 anni dalla stesura della memoria che ha avviato l’istruttoria, sembra che forse si chiuderà definitivamente il procedimento. Questo grazie alla proposta di deliberazione di iniziativa consiliare recentemente elaborata che pur non disponendo ancora la revoca, cosa che volendo essere pignoli tecnicamente si sarebbe già potuta inserire in questa deliberazione, ne predispone la stesura.

Ci aspettiamo quindi che, qualora il Consiglio non dovesse inserire la revoca già nella propria deliberazione, la Giunta deliberi a riguardo nel più breve tempo possibile. Se ciò non dovesse accadere sarebbe da un lato una dura sconfitta politica per la maggioranza, che onorevolmente ha fatto della Linea D una propria battaglia, e dall’altro un danno per tutta la città.