Meleo propone un referendum per proseguire la linea C

“Metro C fino a Corviale? Stop al Colosseo? No, forse a piazza Venezia, oppure, nel dubbio, virare verso piazzale Flaminio…”. Abbiamo perso quasi il conto delle proposte bizzarre arrivate negli ultimi tempi da alcuni rappresentanti dell’amministrazione guidata da Virginia Raggi. Anzi, approfittiamo per scusarci con i lettori per la nostra prolungata assenza e per non avervene dato conto. Ma ieri finalmente una nuova proposta, lo anticipiamo, una proposta che disapproviamo, ci ha destati dalla frustrazione e dall’oblio in cui eravamo finiti negli ultimi tempi, sfiaccati dalla tanta superficialità sul tema linea C e dalle pessime notizie delle ultime settimane. La notizia è questa: l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, ha proposto “un referendum” per capire come proseguire la linea C dopo il Colosseo.

L’assessore ha sostanzialmente detto questo: “Dopo il Colosseo decideranno i romani. Come ho sempre detto la metropolitana arriverà sicuramente fino ai Fori Imperiali-Colosseo, dopodiché ho già chiesto al nuovo amministratore unico (di Roma Metropolitane supponiamo) e a tutti i tecnici di farmi un piano rispetto a tutte le possibili alternative che abbiamo per proseguire questa linea. Quando avrò tutti gli studi di fattibilità economica, giuridica e finanziaria li presenteremo alla città e la città dovrà a quel punto esprimere la propria opinione“.

Noi di MetroXRoma riteniamo questa proposta fortemente sbagliata, quasi irricevibile. E non perché siamo contrari ad uno uno strumento democratico come il referendum. Riteniamo, però, che questo sia un tema troppo tecnico da poter essere gestito e delegato ad una consultazione popolare che rischia di essere nuovamente strumentalizzata, o molto più probabilmente, rischia di non essere capita. In altre parole per essere sicuri che un referendum di questo tipo possa essere davvero utile dovremmo essere certi che i romani fossero tutti perfettamente a conoscenza delle problematiche archeologiche, finanziarie, e trasportistiche legate alla scelta di come proseguire. Il voto è una cosa seria: già è difficile far leggere a tutti gli elettori un programma elettorale, figuriamoci una relazione tecnica o ingegneristica. La politica non dovrebbe abdicare al suo ruolo di guida, di avanguardia, dovrebbe prendersi le responsabilità di decidere ed essere in grado di capire l’importanza di un’opera che forse farà storcere il naso a qualcuno, soprattutto a chi deve subire il disagio di un cantiere, ma che è assolutamente fondamentale se vogliamo vivere in una città moderna, con sempre meno auto e con un centro storico pedonale.

Tuttavia, se la scelta sarà quella del referendum, siamo pronti alla sfida. MXR è pronta a scendere in campo e siamo pronti a trasformarci in comitato promotore a sostegno della nostra proposta, che non può che essere una sola: la prosecuzione della linea C come da progetto minimo originale, con le fermate Venezia, Chiesa Nuova, San Pietro, Ottaviano ed eventualmente anche Clodio. Su questa posizione, chiara ed inequivocabile, lanciamo un appello ai tanti che ci seguono, alle pagine Fb che simpatizzano per noi e agli amici delgi altri comitati e blog come Roma fa schifo, Riprendiamoci Roma, Salviamo Chiesa Nuova, Salviamo la linea C, RomAnderground. Se battaglia deve essere, sarà una battaglia che deve impegnare tutti i comitati romani che hanno a cuore la città, una lotta di tutta quella parte buona dei cittadini che bramano di vivere finalmente in una città normale ed europea, dove le opere che servono si fanno e dove i centri sono pedonali.

Le altre proposte in campo sono fantasiose o impraticabili, lo diciamo fin da subito. Nemmeno prendiamo in considerazione la folle idea di deviare a Corviale prima di Colosseo, ne abbiamo ampiamente parlato qui. Si tratta di un’idea suicida, figlia di un’ideologia assurda secondo cui in centro non si può muovere nemmeno una foglia, figuriamoci scavare sotto terra. E non a caso il suo proponente è l’assessore Paolo Berdini, in odore di uscita dalla giunta per le sue idee azzardate su svariati temi. Questa ipotesi non dovrebbe essere presa in considerazione dal referendum visto che sia Meleo con questo annuncio, sia Raggi ripetutamente, hanno detto chiaro e tondo che almeno fino a Colosseo non si può che procedere.

L’idea di uno stop a Piazza Venezia, se il quesito referendario prendesse in considerazione questa proposta, può essere praticata solo se si tratta di una scelta temporanea e con la realizzazione sotto piazza Venezia di una fermata provvisoria non capolinea, in modo da poter proseguire in futuro senza buttare al vento 700 milioni. Questa sarebbe infatti la cifra necessaria per costruire un capolinea, con successivo scambio, in quella posizione (realizzare una fermata provvisoria non capolinea costerebbe meno della metà, circa 250/300 milioni). Quella di interrompere la linea a Colosseo è un’altra follia trasportistica: fermarsi lì vorrebbe dire non dare la possibilità ai potenziali 300.000 utilizzatori della linea C di arrivare effettivamente in centro in modo veloce e senza scambi. Resterebbe loro solo la possibilità di scambiare a San Giovanni, sulla già sovraccarica linea A, che tra qualche mese con l’apertura di San Giovanni rischia di esplodere, per arrivare tra l’altro in una zona del centro già servita che è il Tridente. E’ invece l’ansa Barocca l’area bisognosa di mezzi pubblici efficienti con i quali poter essere pedonalizzata e il punto di arrivo di decine di migliaia di persone in arrivo da Roma est che di scendere a piazza di Spagna, se devono arrivare a largo Argentina, non sanno che farsene (e che quindi continuerebbero ad usare mezzi privati o autobus inquinanti, lenti e scassati).

Infine la deviazione verso Flaminio, accarezzata solo come ipotesi dal presidente della commissione Trasporti, Enrico Stèfano, non è una novità assoluta e ne avevamo parlato anche noi nel 2014. Si tratta evidentemente di un piano B che non ha vantaggi evidenti sul centro di Roma e che poteva essere preso in considerazione solo come unica alternativa all’idea di bloccare tutto al Colosseo. In quel caso avremmo detto “meglio di niente”, almeno c’è Venezia e si scavalla il centro per poter proseguire l’opera verso Prati e poi verso la Cassia. Ma si tratta pur sempre di un percorso che non porta vantaggi in termini trasportistici a quella grande fetta di centro storico di cui abbiamo appena parlato, l’ansa barocca e i suoi inestimabili valori messi a dura prova, ogni giorno, ogni settimana, ogni anno, da milioni di automobili inquinanti.

Solleviamo infine un problema di garanzie sull’esito del possibile referendum: se il quesito referendario si basasse su più ipotesi di proseguimento ed una sola contraria con lo stop a Colosseo, si rischia di annacquare la possibilità di vittoria dei favorevoli ad andare avanti. Tre ipotesi favorevoli a proseguire, messe insieme, potrebbero essere maggioranza ma l’opzione stop al Colosseo, da sola, potrebbe prevalere e prendere più voti di ciascuna delle altre ipotesi prese singolarmente. Deve essere chiaro che se la maggioranza dei cittadini dovesse essere favorevole a proseguire, seppur con idee diverse, non si potrà assegnare la vittoria all’opzione dello stop al Colosseo. Anche per questo proponiamo un coordinamento su una proposta unica che non annacqui le altre opzioni eventuali. E la proposta, la ripetiamo, è: proseguire secondo il percorso originale.

Se questo referendum si farà, noi andremmo all’attacco. Ma vogliamo prima vedere come e quando l’assessore Meleo riuscirà ad indirlo, considerando sia l’illustre precedente del referendum sulle olimpiadi, annunciato in pompa magna in campagna elettorale e poi mai tenutosi, sia la possibilità di chiedere il parere (vincolante? consultivo?) dei cittadini su un appalto che, ad oggi, è ancora valido.