San Giovanni e Colosseo senza data di apertura. La risposta di RomaMetropolitane è un una supercazzola

Non c’è ancora una data ufficiale per l’apertura della stazione di San Giovanni della linea C. Questa l’amara conclusione a cui siamo arrivati dopo aver ricevuto la risposta ufficiale di RomaMetropolitane, e letto le parole dell’Ad Paolo Omodeo Salè sulle pagine de Il Tempo, dopo il nostro articolo di ieri con il quale abbiamo denunciato il rischio dell’ennesimo scandaloso ritardo nella consegna di una delle tratte della terza linea romana, quella da Lodi a San Giovanni, dal 2016 al 2018.

Piccolissimo passo indietro. Ieri il comitato MXR ha pubblicato questo articolo, basato esclusivamente su quanto letto sul sito di Romametropolitane, ovvero che in assenza del nuovo tronchino di manovra dopo San Giovanni, i cui lavori sono “a carissimo amico”, la stazione non avrebbe potuto aprire a metà 2016, bensì nel 2018. Unica alternativa l’inaugurazione nel 2016, come ci è sempre stato detto dal sindaco Marino, ma con un conseguente peggioramento della frequenza dei treni.

Oggi ci è arrivata la risposta ufficiale di Romametropolitane, che di fatto possiamo definire una supercazzola.

“Con riferimento all’articolo intitolato “San Giovanni sarà terminata ma rimarrà chiusa fino al 2018?!?!“, da Voi pubblicato in data odierna, si chiarisce quanto segue.

La Stazione San Giovanni della Linea C può essere messa in esercizio sia in assenza del tronchino di ricovero e manovra, che sarà ubicato tra la stazione stessa e il pozzo in fase di costruzione a via Sannio, sia in fase successiva quando tale tronchino sarà disponibile. Naturalmente la prima configurazione risulta penalizzante rispetto alle possibili frequenze di esercizio, con un incremento dell’intervallo tra i treni di circa 1 minuto (da 6’ a 7’ nella tratta Alessandrino-San Giovanni).

Il tema è in corso di valutazione insieme all’Amministrazione e agli altri soggetti competenti.

Relativamente agli altri temi posti dall’articolo, non si registrano modificazioni delle previsioni di ultimazione e consegna all’Amministrazione delle ulteriori nuove tratte della Linea C”.

Di fatto Romametropolitane chiarisce senza chiarire, smentisce dando conferma. Per questo parliamo di una supercazzola. Leggiamo bene: Romametropolitane non fa altro che confermare quanto abbiamo scritto noi: ovvero che la stazione può tranquillamente aprire nel 2016, seppur con un conseguente innalzamento della frequenza dei convogli, cosa da sempre prevista. Una non notizia avvalorata dalle parole dell’Ad Paolo Omodeo Salè che dalle colonne de Il Tempo ha detto, più o meno testuale, che “il cronoprogramma è questo (2018), se poi la politica vorrà dare opportunità di aprire san Giovanni prima noi ci adegueremo”. Che tradotto vuol dire: se Marino deciderà di aprire nel 2016, nonostante il peggioramento della frequenza, si può fare.

Ma allora noi ci chiediamo, se sapevano fin da subito che San Giovanni poteva aprire senza tronchino perché sul loro sito è stata scelta la versione burocratese di indicare la data del 2018? Perché avallare, in questo modo, le scelte di un consorzio che ha fatto del ricatto tecnico-economico, la sua arma per spuntare contratti sempre più vantaggiosi e tempi di consegna sempre peggiori, a scapito dei romani? Perché Romametropolitane non si fa davvero difensore dei cittadini, imponendo scelte trasparenti che si traducano in un rispetto rigoroso del cronoprogramma? Non vorremmo che la prudenza nell’indicare fin da oggi la data del 2018 serva solo a mischiare le carte in tavola e annebbiare la memoria dei romani, abituandoli fin da subito, quelli più distratti, ad una data nuova che possa consentire di affermare, nel 2018 ad inaugurazione avvenuta, “ma noi ve l’avevamo sempre detto che l’apertura sarebbe stata nel 2018” (Quindi salvatevi questo post, stampatelo, perché resti memoria grazie a noi delel vere date). O peggio, non vorremmo che lo spostamento della lancetta in avanti di due anni serva a nascondere altri problemi, come quello del tunnel di collegamento tra linea A e linea C che ad intervalli regolari ci viene definito un “problema risolto” (Cit Improta) o “un problema ancora da risolvere ” (Cit Salè).

Noi ci auguriamo che alla fine, come fa capire Salè, la politica decida di aprire del 2016, come previsto da almeno due anni, nonostante questa data sia stata individuata alterando in peggio il cronopragramma originario di 5 anni. Perché i romani, crediamo di essere sicuri di quello che scriviamo, accetterrebbo un modesto ritardo della frequenza, di un solo minuto, di fronte all’enormità di ritrovarsi per altri due anni con una stazione perfettamente funzionante che però resta chiusa a chiave e inaccessible.

La stessa storia vale per i tempi di apertura fino a Colosseo, futuro interscambio con la Linea B. Roma Metropolitane ci dice che “non si registrano modificazioni delle previsioni di ultimazione e consegna” ma questo non vuol dire che non ci siano ritardi. Noi avevamo posto degli interrogativi ben precisi circa la possibilità che lo slittamento di un anno nell’avvio dello scavo con le talpe si possa ripercuotere tale e quale sul cronoprogramma complessivo e portarci a Colosseo nel 2022 invece che nel 2021; Ma evidentemente ci è stato risposto tutt’altro come nella più degna delle supercazzole. Infatti le date di consegna sulla carta vengono cambiate a valle di un lunghissimo iter in cui si discute, si analizza, si valuta e poi si riconosce o meno una determinata richiesta di proroga avanza dalla imprese; Ma che il ritardo c’è si sa ben prima. Uomo avvisato….