Milano asfalta Roma: sotto la Madonnina un modello virtuoso per lo sviluppo delle metro

Sulle metro, ma forse non solo, Milano asfalta senza pietà Roma. Programmazione decennale, progetti che non cambiano se cambia il colore del sindaco, proteste limitate, se non assenti, da parte di nimby e grillini dell’ultima ora, appoggio da parte dei media. E la proverbiale serietà meneghina che se non esclude la possibilità di tangenti e corruzione (Tangentopoli e i casi dell’Expo e del sistema sanitario lombardo lo testimoniano), almeno permette ai cantieri di procedere spesso spediti e nel rispetto dei cronoprogrammi. Il risultato? Nel capoluogo lombardo tra pochi giorni partiranno i lavori per la quinta linea della metro (anche se è denominata M4, perché la M5 è già operativa). Tra 5 anni tutto sarà pronto, quando forse a Roma sarà concluso solo la minitratta di due stazioni della linea C tra San Giovanni e Colosseo, la nostra terza linea su cui si lavora già da otto anni.

Vediamo cosa sta succedendo a Milano. A novembre, alla chiusura dell’Expo, partiranno i cantieri della tratta centrale e semicentrale della M4, che oggi già esiste ed è operativa per sole due fermate nella parte periferica della città. Sono previsti 5 anni di lavori, ma nessuno sembra scomporsi più di tanto. Ne i cittadini, ne le opposizioni. Tutti consapevoli, al contrario di quanto avviene a Roma, che una nuova linea metrò sia un bene superiore a qualsiasi polemica, un’opera che comporta talmente tanti benefici, in termini di riduzione del traffico, riduzione dello smog, aumento della qualità della vita urbana e nuove pedonalizzazioni, da far dimenticare gli inevitabili disagi dei lunghi lavori (almeno 5 anni). A Milano verranno aperti dodici-tredici cantieri con ben sei fermate in centro (San Babila, Sforza Policlinico, Santa Sofia, Vetra, De Amicis e Sant’Ambrogio contro le possibili 3 della linea C, della ben più grande e bisognosa Roma, ovvero Colosseo, Venezia e Chiesa Nuova, quest’ultima a rischio, che diventano 5 se si considerano in centro anche San Giovanni e Ipponio). L’intera linea sarà lunga 15 chilometri ed avrà una serie di nodi di scambio, il più delicato dei quali sarà a San Babila. Tra l’altro sarà realizzata con il cosiddetto modello Roma per ridurre i disagi (studiato per la parte centrale della metro C ma poi archiviato). Corso Europa resterà del tutto chiusa per 5 anni, ma a parte il gestore di un megastore che si vedrà preclusa la doppia entrata da due cantieri, non si registrano forti opposizioni. Saranno tagliati alcuni alberi, già 400 pare, ma nessuno, come qui da noi, ci si è ancora incatenato imponendo all’opinione pubblica la dubbia affermazione secondo la quale il bene supremo da tutelare sia quello della pianta e non quello della qualità dell’aria e della vita dei cittadini che una nuova linea migliorerebbe di sicuro (senza contare che poi gli alberi vengono sempre ripiantati lì dove le esigenze del cantiere hanno precedentemente causato il taglio). Insomma un paradiso.

L’amarezza per chi vive a Roma, dunque, è grande, e dobbiamo ammettere che Milano su questo terreno, ma come detto, non solo, può insegnarci davvero tanto. Basti riflettere su questo dato: nel 2021, quando saranno passati più di 20 anni da quando si iniziò a parlare di M4 ed M5 sotto la Madonnina e di linea C e linea D nei pressi del Colosseo, Milano avrà di fatto realizzato due nuove metro per circa 30 km, senza contare alcuni prolungamenti e biforcazioni. Noi a Roma solo una parte periferica della linea C e le quattro stazioni della B1, senza contare il congelamento della linea D.

Fa male, per chi ama la nostra città, e per quanti dell’antagonismo con Milano hanno fatto un tratto distintivo della loro personalità convinti fin da adolescenti che Roma sia superiore e ci si viva meglio solo perché la Capitale è indubbiamente più bella, ammettere ed affermare che Milano è oggi indiscutibilmente superiore alla città eterna. Gli ultrà romani (non romanisti, non equivochiamo) se ne dovranno fare una ragione da qui ai prossimi anni, a meno che non si riesca ad invertire la tendenza. Ma ci vuole qualcosa di simile ad un miracolo, perché questa città si è ormai trasformata in un frullatore matto, dove si centrifugano populismi estremi, brama di potere, frustrazioni politiche, corruzione, residuati ideologici, individualismi esasperati che ormai hanno colpito anche i quotidiani più prestigiosi, interessi economici, conflitti di interesse e quell’insopportabile arroganza degli incompetenti che salgano in cattedra, legittimati da una politica che per un pugno di voti farebbe parlare anche i maiali. Roma, in particolare sul fronte dello sviluppo delle metro, è ormai incancrenita dagli appelli decennali di comitati di quartiere contrari ai cantieri sotto casa (al Celio in particolare), da associazioni pseudo ambientaliste che preferiscono le auto e lo smog ai treni sotterranei, dai moralisti da salotto, un po’ radical chic, che invocano lo stop ai progetti scandalizzati dai pur gravi episodi di corruzione e i peggiori grillini d’Italia che, trincerati dietro la loro posizione di folle contrarietà ad ogni grande opera, anche un’utilissima metro, forse preferiscono un sistema di tpl a base di carrozze a cavalli e tricicli.

Insomma, è arrivato il momento di dirlo forte e chiaro: Roma deve milanesizzarsi, sia per quanto riguarda l’opinione pubblica che il funzionamento della macchina politico-burocratica. L’alternativa, nonostante gli sforzi di chi oggi governa la Capitale, rischia di essere quella di una città ferma per almeno un decennio, inevitabilmente condito dall’oscurantismo populista delle forze qualunquiste che stanno scuotendo Roma e dall’arroganza individualista al potere, quella “che a me della metro nun me ne frega gnente, c’ho lo scooter e faccio come cazzo mi pare“.