Sulla linea C ben venga la Corte dei Conti

In attesa di notizie più certe circa la nuova data di inaugurazione della linea C (si parla di qualche giorno ancora per il taglio del nastro) pubblichiamo oggi una nostra riflessione su quanto ha stabilito la Corte dei Conti pochi giorni fa, quando i magistrati contabili hanno quantificato in 363,722 milioni il danno erariale contestato ai costruttori di Metro C e ai controllori di RomaMetropolitane (che poi così tanto controllori non erano, e lo vedremo) per il periodo 2006-2010, caratterizzato da un aumento dei costi e fortissimi ritardi nella consegna della terza linea metropolitana romana. Su tutto ciò la nostra posizione è ben chiara: ben vengano tutte le indagini della Corte dei Conti. E se deve saltare qualche testa, che salti, non potrà che fare bene alla causa della linea C.

In questi giorni, dal punto di vista della giustizia, è successo un po’ di tutto. Prima le conclusioni dell’inchiesta della Corte dei Conti. Poi l’indagine della Procura di Roma su due ex dirigenti di RomaMetropolitane per abuso d’ufficio. Infine una visita del sindaco Marino al Procuratore capo del Tribunale penale di Roma, Giuseppe Pignatone, il cui solo nome dovrebbe bastare a far tremare le vene dei polsi a qualche furbetto che ha mangiato sulla Metro C (Pignatone è stato per anni Procuratore capo di Palermo e Procuratore nazionale antimafia, non so se è chiaro). Insomma qualcosa sembra finalmente cambiato e Marino e l’assessore Improta, va assolutamente riconosciuto, sembrano aver ripreso il toro impazzito per le corna, dopo anni di dormite da parte dell’amministrazione Capitolina, quella dell’era Alemanno, e amnesie della società comunale RomaMetropolitane, che doveva controllare per conto del Comune che tutto filasse liscio ma che invece è sembrata essere stata complice del consorzio Metro C che in questi anni ha di continuo avanzato varianti, richiesto nuove risorse (solo alcune giustificate da richieste della Sovrintendenza come la variante San Giovanni) e bloccato più volte i cantieri. Anche per questa “complicità” i vertici di RomaMetropoliatne sono stati silurati nella primavera scorsa.

Ad ogni modo i giudici sono andati giù molto pesanti. Per ora sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti è finita l’epoca 2006-2010 e, in particolare, la tratta Pantano-Centocelle. I giudici hanno contestato “a RomaMetropolitane e a Metro C di avere gravemente violato il rapporto fiduciario di mandato, a garanzia del buon andamento economico dei lavori, con un maggiore costo di 363 milioni”. Che, poi, a dirla tutta corrisponde alla cifra del ribasso di gara, ovvero il consorzio Metro C, rispetto all’importo di 3.047 milioni, ha vinto il bando offrendo un ribasso in sede gara di 363 miloni, poi recuperati con varienti varie. Alla fine il saldo è quasi zero. Ad ogni modo il Comune poteva risparmiare 363 milioni su quella tratta che non sono stati risparmiati, e qui sta il danno erariale (senza scordare i forti aumenti per la tratta successiva, fino a San Giovanni, oggetto di una seconda indagine). Infine la Procura di Roma ha indagato per abuso d’ufficio due ex dirigenti di RomaMetropolitane in merito all’atto attuativo del 9 settembre 2013 che, riconoscendo 230 milioni a Metro C di costi aggiuntivi, ha messo fine alla vertenza con le imprese che tenevano in ostaggio i cantieri. Sembra che la bozza dell’atto attuativo indichi versamenti più bassi rispetto a quelli stabiliti nell’atto attuativo definitivo con 90 milioni pagati in più.

Il nostro punto di vista su tutto questo, lo ribadiamo, è che gli interventi della Corte dei Conti e della Procura siano benvenuti. Sappiamo che per molti questo sarà l’alibi per chiedere, ancora una volta, inutilmente, lo stop definitivo a San Giovanni di un’opera che è comunque già finanziata fino a piazza Venezia e che è, non ci scorderemo mai di ripeterlo, è strategica per la qualità della vita di Roma. Se, dunque, non si perde di vista l’imperativo la linea C deve andare avanti l’indagine della Corte di sicuro farà bene: impossibile, ora, che a Metro C continuino a comportarsi come in questi anni. Il rischio, anche individuale, per dirigenti e tecnici ora è alto, e già qualcuno ci rimetterà le penne. A quanto pare ora le cose sembrano già cambiate. A Metro C, raccontano fonti qualificate, hanno dismesso gli avvocati lupo e stanno iniziando a rigare dritto i tecnici. Questo vuol dire meno cause, meno vertenze, meno scontri con il Comune, la fine definitiva di nuove richieste economiche e, allo stesso tempo, più rispetto del cronoprogramma e più trasparenza. Ora nei cantieri dove la linea è ancora in costruzione si lavora sodo e l’obiettivo è rispettare tempi e costi. Senza più sgravare.

Speriamo bene. Speriamo che ora si lavori davvero, come non è mai avvenuto, nella direzione giusta, ovvero quella di un’apertura secondo il cronoprogramma e senza costi aggiuntivi fino a piazza Venezia (e poi magari fino a Ottaviano, come sembra). Ma se tutto questo non dovesse ancora bastare, se Metro C continuerà a fare orecchie da mercante ricominciando ad avanzare pretese economiche e ritardando gravemente la consegna delle tratte Marino ha in mano “l’arma nucleare”. Fino ad oggi nemmeno noi l’avevamo mai proposta. Quale? La rescissione del contratto e l’affidamento, tramite nuova gara, a nuovi costruttori in grado di rispettare tempi e costi.