La Corte dei Conti, la linea C e la disinformazione

La Corte dei Conti sta indagando sullo spreco di risorse e sull’aumento dei costi della tratta San Giovanni-Pantano della linea C. Sotto la lente d’ingrandimento dei giudici economici sono finite le “gravi omissioni nei lavori” e quello che viene definito “l’inevitabile sperpero di pubblico denaro”. Bene, anche noi come comitato siamo dalla parte della chiarezza e contro ogni spreco di risorse che, come si dice da tempo, potrebbero addirittura essere finite in sub appalto ad aziende in odore di Mafia o in tasca ai soliti imprenditori habitué dell’illegalità. Contrariamente, però, a quanto scritto da alcuni media, che hanno forzato le parole del procuratore regionale della Corte dei Conti, Angelo Raffaele De Dominicis, non ci sarà alcun stop della linea a San Giovanni. L’opera, come noto, è finanziata fino al Colosseo e presto verranno incassati altri 300 milioni per arrivare fino a Venezia. La Corte dei Conti, organo dello Stato che vigila sul corretto modo di spendere le risorse pubbliche, non ha potere di bloccare i lavori della nuova tratta da San Giovanni a Venezia.

Lo diciamo con chiarezza: se deve saltare qualche testa, che questa testa cada. A noi non interessano le sorti dei manager di questa o quella società o il destino economico delle aziende del consorzio coinvolte nei cantieri. Se qualcuno, come diciamo a Roma “con la linea C c’ha magnato”, che vada in galera e vengano buttate le chiavi. A noi, come noto, interessa solo la realizzazione dell’opera. E questa è legata ai finanziamenti già erogati, alla correttezza formale e alla congruità finanziaria su cui deve vigilare il Cipe e il ministero dei Trasporti. Questo è quello che chiarisce anche RomaMetropolitane:  “Il giudizio tecnico sulla realizzazione della Linea C rientra nelle prerogative esclusive del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e delle relative strutture competenti per la verifica della funzionalità e della sicurezza dell’opera. Tali uffici, nelle varie fasi di realizzazione, non hanno mai evidenziato situazioni di criticità nè sotto il profilo tecnico nè tantomeno sotto quello della sicurezza”.

La frase di De Dominicis “la metro C arriverà forse a San Giovanni” deve dunque essere presa come una valutazione personale, e non uno stop ai lavori, visto che non è potere del Procuratore farlo, tra l’altro contraddetta da quanto detto poco dopo quando lo stesso ha aggiunto che le indagini andranno avanti indipendentemente da dove arriverà l’opera. Oltretutto la Corte dei Conti sta indagando su quanto speso fin qui, ovvero sui costi della Pantano-San Giovanni, non su quanto sarà realizzato in futuro.

Per il resto il quadro della situazione evidenziato dalla Corte dei Conti è oggettivamente pessimo. Le inchieste sono tre: la prima sulla correttezza dei finanziamenti, una sulla giustezza finanziaria delle varianti ed una terza sulla tutela dei beni storici e archeologici. “La linea C è un’opera strategica che è stata realizzata male- ha spiegato De Domenicis- I ritardi nei lavori non sono dovuti a difficoltà tecniche ma al fatto che se i lavori durano di più, le opere costano di più. Le responsabilità sono tutte degli operatori sul campo, perché non sono state rispettate pienamente le norme”. Sul banco degli imputati, dunque, sono soprattutto le imprese costruttrici, forse interessate a tempi più lunghi e quindi incassi maggiori, e la scelta stessa di operare attraverso un contraente generale. Una scelta legislativa “troppo sofisticata e complicata, non adatta all’Italia”. La colpa, tuttavia, non è dei sindaci. “La posizione di Marino- ha aggiunto De Dominicis- è molto scomoda, molto complessa ma il professore ha agito bene, correttamente, così come Alemanno”. Vedremo cosa succederà, ma naturalmente chiediamo che l’opera vada avanti fino a Venezia in parallelo alle indagini.

Unica nota positiva della giornata lo sblocco dei primi 166 milioni dei 253 necessari a completare il finanziamento della tratta Pantano-San Giovanni. Il ragioniere generale del Campidoglio, Maurizio Salvi, ha finalmente firmato l’atto definitivo di spesa. Questo vuol dire che ora i lavori potranno riprendere e che i 300 milioni necessari a realizzare la stazione Venezia saranno conseguentemente sbloccati dal Ministero dei Trasporti.